De Conviventia /1 – La guerra gastroreligiosa

Una volta sono stato descritto a terzi come “quello che convive”, cosa che mi ha colpito molto. Capisco che il concetto di convivenza si porti dietro un alone di importanza, di gravità, forse anche un recondito senso di trasgressione che in qualche modo è entrato nel subconscio collettivo a forza di condanne papali.

Tuttavia la transizione dalla vita di studente attaccato al computer che a volte si scorda di fare cena, alla vita da semi-sposato che dopo cena si attacca al computer, è stata per me estremamente naturale. Certo, situazioni di tensione ci sono state — ma curiosamente sono arrivate da dove meno me le aspettavo. Per esempio dal cibo.

Ora, sia io che Elisa siamo persone di bocca buona, piuttosto curiosi, ci piace anche la cucina etnica, per dire — in soldoni, per una sera, possiamo mangiare di tutto senza problemi.

Quando però ti trovi di fronte alla prospettiva di decidere non un pasto ma un’intera dieta, il discorso cambia. Ogni decisione ha il sapore di una sentenza definitiva, e all’improvviso una cosa come la presenza o assenza del sedano nel frigorifero diventa una questione di difesa della propria identità.

In effetti in una situazione come questa ti rendi conto di quanto le piccole cose quotidiane che hai fatto fin da piccolo e che hai visto fare per anni e anni ai tuoi genitori ti siano entrate nelle vene come una sorta di religione.

Ogni differenza diventa allora non buffa evidenza della varietà dell’esperienza umana, ma motivo di scandalo: “Ma come, non usi il sale grosso?!” “Ma come, sali anche il sugo?!” “Ma quanta acqua metti?!” “Questa pasta è troppo al dente!” “Il soffritto non si fa così!” “Non stiamo mangiando troppi salumi?!” “Perché mangi secondo e contorno separatamente?!”

A volte uno dei due, seduto nella semioscurità, scuotendo il capo con aria grave si è chiesto cose tipo: “Come può essere la persona giusta per me una a cui non piacciono i pomodori nell’insalata?”

Il processo di pace è stato lungo e laborioso. Abbiamo dovuto partire dai nostri punti di contatto, giurando fedeltà alla pasta De Cecco e all’olio extravergine di oliva italiano. Da lì abbiamo ricostruito tutto il resto, imparando anche ad ampliare i nostri orizzonti: “Hai ragione, un po’ di panna si può usare a volte!” “E lo stracchino, in effetti, non è male!”

Restano, è vero, alcune divergenze incolmabili (come “Ti prego, quei peperoncini ripieni puoi mangiarli di spalle?” o “Come si fa a pasteggiare col tè freddo?!”), ma vengono archiviate alla voce “piccole stramberie”. E saper ignorare queste ultime è una cosa che si impara a fare subito, nella convivenza.

8 commenti su “De Conviventia /1 – La guerra gastroreligiosa

  1. devo essere sincero… mai avuto problemi tali, visto che dal punto di vista alimentare silvia ed io siamo praticamente compatibili al 100%.
    Piccoli drammi son sorti dopo che in casa è entrato un pc portatile, i miei film e i miei dischi che hanno “rubato” (ah!!) un sacco di spazio…

  2. Ricordo che rimasi colpito quando ti vidi mettere un uovo in padella sopra una fetta di carne e mangiare tutto insieme (per me o si mangia l’una o l’altro, a cena :D).

    Comunque sai che la DeCecco io la uso OBBLIGATORIAMENTE per l’olio extravergine? Mi e’ capitato di rimanere senz’olio a casa per una settimana perche’ al supermercato non avevo trovato.
    Invece per la pasta ho sposato la filosofia Barilla: non perche’ sia piu’ buona ma perche’ la scatola parallelepipedoide e’ ordini di grandezza piu’ comoda (per me) 😛

  3. Ci tengo moltissimo a fare una precisazione: io sono quella che mangia i peperoncini ripieni di formaggio, _dave_ è quello che pasteggia con il tè freddo 😀

  4. @ostelinus: avrò qualcosa da dire a breve sui problemi di spazio 😉

    @happy_emi: ecco un altro che mi piglia per pazzo: la carne con l’uovo sopra esiste e si chiama alla bismarck. E se andava bene a Bismarck, buona carne con l’uovo a tutti!

    @elisa: sì, ma chiariamo che questo evento avviene tre/quattro volte all’anno, d’estate, e basta 🙂

  5. Prima che si cominci a fare un processo alle mie intenzioni, intendo assicurarmi che queste siano state ben recepite, il mio post precedente è da interpretarsi come:
    “Quanto sono buoni i peperoncini ripieni di formaggio, mangiati bevendo the freddo”.
    Con la presente, colgo inoltre l’occasione per porgere i miei più distiti saluti allo Zio e rispettiva Consorte.
    Ossequi
    ing. Grioli

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