L’insopportabile gruppo di supporto

È facile sparare a zero sull’arte contemporanea, talmente facile che è uno sport che non mi ha mai appassionato — anche perché in genere sfocia molto facilmente in una compiaciuta autoassoluzione della propria ignoranza, condita da abbondanti dosi di banalità e luoghi comuni. E fra l’altro, se uno si volta indietro, vede che raramente la storia ha dato ragione a questo atteggiamento.

Ciò detto, qualche sera fa mi sono incontrato col vecchio amico Curi, compagno di tante avventure, in un simpatico localino a nord di Shoreditch, specializzato in musica dal vivo. Il programma del mese aveva una certa propensione per la musica di improvvisazione, mentre la serata presentava nella fattispecie due chitarristi portoghesi — per cui mi aspettavo un qualcosa di simile al jazz, condito con tanti begli assoli virtuosistici di chitarra.

A cominciare c’era invece una sorta di gruppo di supporto, composto da un sassofonista e due specie di tecnici del suono che armeggiavano alle sue spalle su due consolle. L’idea di cominciare con un po’ di sassofono non mi dispiaceva, devo dire la verità. Questa serata di musica dal vivo si presentava proprio bene.

Quando il gruppo comincia, però, ci deve essere qualche problema con l’audio perché si sente un bruttissimo fischio. Qualche cavo mal collegato, forse? L’effetto Larsen? Uno dei tizi alle spalle del sassofonista comincia ad accendere e spegnere di tanto in tanto una lampada da cantiere. Immagino che sia imbarazzato per via del fischio che non riesce ad eliminare, e che nella penombra non riesca a vedere bene dove sta mettendo le mani.

Ad un certo punto, dopo un bel po’ di tempo che questa storia va avanti, in balia di atroci sospetti rinuncio alla mia dignità e mi giro verso il Curi chiedendo: “… ma è già iniziato?”

La flemmatica risposta è: “Penso di sì.”

Con tutto che mi piace molto la musica elettronica, quei fischi erano veramente sgradevoli per gli orecchi, nonché prossimi alla soglia del dolore. Dopo poco ho cominciato a sperare che il sassofonista cominciasse presto a suonare. Ma, come dice l’adagio: attenti a ciò che si desidera, perché potrebbe avverarsi. Quando comincia, infatti, prende ad emettere dei suoni molto lunghi e ripetitivi, come la sirena di una nave.

Dopo un po’ comincio a chiedermi cosa pensi di tutto ciò il mio compagno di sventura, quando questi, come se avesse avvertito telepaticamente la mia curiosità, si gira e mi fa: “Se qualcuno applaude, lo uccido.” Un commento che non lasciava adito a molti dubbi.

Con nostra sorpresa, però, alla fine saranno applausi scroscianti. Di approvazione, forse — o forse, come nel mio caso, di sollievo… che l’incubo fosse finito.

9 commenti su “L’insopportabile gruppo di supporto

  1. non sono daccordo sul fatto che la storia ci dia torto sulla critica dell’arte contemporanea!
    di fatto non lo puoi sapere infatti anche perchè la storia documenta solo quello che era gradito.
    quindi… spariamo pure sull’arte contemporanea che non è fare larsene e sirene con il sax.
    quella è merda!

  2. @mdf: ma non c’è proprio paragone, la canzone che citi tu in confronto ha l’eleganza formale di un pezzo di Bach.

    @para
    : giusta osservazione, ammetto che non ci avevo pensato… d’altronde la storia in genere la scrivono i vincitori, e in effetti sarà senz’altro così anche per la storia dell’arte. Ciò non toglie che preferisco andarci coi piedi di piombo perché in certi casi è difficile capire se una cosa non ci piace perché vale poco o perché non la capiamo.

  3. beh ad es il sarcasmo del look di sicuro non passerà alla storia !!!
    sono daccordo con l’andarci coi piedi di piombo, solo che spesso sono poche le eccezioni apprezzabili veramente come forme d’arte. in musica soprattutto!!!
    una volta ho visto un cubo di plexiglass con un cd rotto sopra e un paio di occhiali che veniva venduto a un miliardo di lire.
    cacchio !!! era una mmmerda.

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