La nascita del caffè rosso

Con la sorpresa tipica dell’italiano abituato ad una concezione puramente artigianale della ristorazione, ho scoperto che possono esistere catene di ristoranti che — invece di farti sentire parte di una catena di montaggio alimentare — riescono ad offrire cibo tutto sommato dignitoso in un’atmosfera piacevole.

Uno di questi posti è la catena di bistrot francesizzanti Café Rouge, con i suoi locali inevitabilmente tappezzati di Chat Noir, con decine di piccole lampade che fanno molto “locale raccolto” e coi muri pieni di stencil e di occasionali scritte che riportano motti o massime innocue per rinfrancar lo spirito fra una portata e l’altra. Quando sei fuori dalle tue zone e ti assale quell’improvvisa voglia di croque madame, quelle vetrofanie dorate fra gli infissi rossi appaiono in genere come un miraggio all’orizzonte.

Ho assistito negli ultimi tempi alla nascita di una nuova filiale vicino alla metro di Leicester Square. Di mattina in mattina, ho visto gli operai prima intonacare, poi installare un bancone, poi mettere i vetri con lo scotch sopra messo a X, e via dicendo. Poi è stata la volta dell’insegna, poi delle già citate scritte sul vetro.

Poi un giorno, all’improvviso, il posto era sbocciato come un fiore. Il grigiore del cantiere non c’era più — sulle pareti ora giallo paglierino erano arrivate le lampade, si erano accasati gli chat noir, erano comparse le scritte… Ma erano stati sempre loro, gli operai, a metterceli.

Confesso che ci sono rimasto un po’ male. Certo, lo sai bene che sono arredati tutti allo stesso modo, che i poster comunque ti arrivano dalla sede centrale, che le lampade sono state comprate all’ingrosso e riposano in un enorme hangar in qualche area industriale, pronte a partire verso la prossima apertura di filiale a bordo di tir polverosi e per nulla bohémienne. Ma immaginavo lo stesso che ci fosse un po’ di margine di manovra, che il caponegozio potesse decidere se il poster tale piazzarlo lì e se il paralume metterlo in un modo o nell’altro.

Il giorno dopo, seduti sparsi per il locale come una scolaresca in gita, il plotone dei nuovi camerieri, in borghese, ascoltava le direzioni del caposala. Attraverso il vetro ho percepito un pochino, nonostante la prospettiva decisamente diversa, quell’eccitazione tipica del primo giorno di scuola.

Il giorno dopo ancora, i camerieri erano vestiti di tutto punto e già all’opera, mentre ai tavoli erano già seduti gli ultimi tasselli del mosaico: i clienti. E per un attimo anche loro mi sono sembrati messi lì dagli operai.

8 commenti su “La nascita del caffè rosso

  1. Lì per lì pensavo avresti parlato di Whole Foods 😉
    Però, che interessante vedere il processo passo passo!

  2. Psst, non sarai mica su a finire quel gioco, vero? (io mi sto informando su tutto ciò che è successo in internet in mia assenza ;-P)

  3. giusto, gli operai. ecco il veterocomunista dave uscire allo scoperto.
    citazione obbligatoria:
    http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o1763:e1

    SCIOPERO GENERALE CONTRO SACRIFICI E MALAFFARE, SINO AL RITIRO DELLE MISURE ANNUNCIATE.

    Il capitalismo europeo è nudo.
    Per anni ci hanno imposto sacrifici per “ entrare nell’euro” a favore di banchieri e padroni, e dei loro profitti. Poi, quando quel sistema di rapina ha fatto crack, ci hanno chiesto nuovi sacrifici per soccorrere, con una montagna di miliardi, padroni bancarottieri e banchieri strozzini. Ora pretendono di imporci sacrifici ancor più pesanti per soccorrere quelle stesse finanze pubbliche dilapidate dal sostegno a… banchieri e padroni.
    Questa rapina senza fine, condotta per 20 anni da tutti i governi europei- da Prodi a Sarkozy, da Berlusconi a Zapatero- deve avere la risposta che merita. Le lotte dei lavoratori greci hanno aperto la via. Non è l’ora delle lamentele e delle chiacchiere. E’ l’ora di una rivolta sociale dei lavoratori di tutta Europa. L’unica che può sbarrare la strada ai governi, e aprire dal basso una nuova prospettiva.
    Tanto più questo è vero per l’Italia.
    Il governo di Berlusconi, Tremonti, Bossi, che chiede nuovi sacrifici agli operai, è il comitato d’affari dell’ennesima cricca di Tangentopoli: quella che gonfia gli appalti pubblici a carico dei lavoratori, in cambio di case e mazzette per ministri e cortigiani. E’ il governo che condona i grandi evasori, mentre attacca i diritti contrattuali. Che dà soldi alle imprese che licenziano, mentre attacca l’articolo 18. Che ingrassa scuole confessionali e cliniche private, mentre bastona scuola e sanità pubblica..
    E’ ora di dire basta, una volta per tutte!
    Altro che unità nazionale tra sfruttati e sfruttatori di fronte “alla crisi comune”, come predicano i liberali del PD! Altro che disponibilità a “negoziare gli inevitabili sacrifici” come balbettano le burocrazie sindacali!
    Nessun lavoratore deve pagare il crack del capitalismo, l’associazione a delinquere che lo governa, i furti di faccendieri e parassiti. Paghino grandi patrimoni, profitti e rendite, non i salari e i servizi sociali!
    Tutte le sinistre sindacali e politiche promuovano uno sciopero generale prolungato, con assedio di massa del governo e del parlamento, sino al ritiro dei piani antioperai. Presentino una piattaforma di svolta che dica “paghi chi non ha mai pagato”. Intraprendano una lotta vera contro la dittatura dei padroni e dei banchieri, per riorganizzare l’intera società su basi nuove.

    IL CAPITALISMO HA FALLITO.
    SE NE VADANO TUTTI, GOVERNINO I LAVORATORI.
    SOLO GLI OPERAI POSSONO FARE PULIZIA, CONTRO BANCAROTTIERI E MALFATTORI.

    Partito Comunista dei Lavoratori

  4. Quindi il significato del post è che, nonostante la premessa iniziale, è meglio il ristorante di concezione artigianale? 🙂

    In effetti è interessante come anche un qualcosa di astratto come un’atmosfera possa essere prodotta in serie…

  5. @cristina: eh non si sa mai di cosa andrò a parlare 🙂

    @zuzzuso: prendo atto.

    @happy_emi: non so neanch’io quale sia la conclusione…

    @elisa: come sai quello dei dressing è un cancro che affligge un po’ tutto il Regno Unito, e in più mi sa che i nostri cugini d’oltralpe non sono da meno… quindi caschiamo male li!

    @lookdown: in effetti abbiamo una bella vista sulla strada, ma a me ovviamente mi hanno messo di spalle… forse non è chiarissimo dal post ma l’evoluzione dei lavori l’ho vista semplicemente passandoci davanti nel tragitto metro-ufficio!

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