La saletta dei ritardatari

Qualche settimana fa sono stato a teatro. Purtroppo ho confuso l’orario di inizio della rappresentazione con l’orario al quale dovevo incontrarmi coi miei amici, e insomma sono arrivato in ritardo.

Di tre (3) minuti.

Le porte erano già chiuse e l’atrio era semideserto. Una maschera munita di walkie–talkie e auricolari vari mi indica velocemente di seguire un gruppetto di persone che vengono condotte nella “latecomers lounge“, ovverosia la saletta dei ritardatari.

Questa saletta non è altro che una stanzina con un po’ di poltrone disposte attorno ad un televisore che mostra immagini a circuito chiuso del palcoscenico. Quando entriamo sorprendentemente non siamo i primi, segno che bastavano pochi secondi di ritardo per finire là dentro.

A poco a poco continua ad arrivare gente. Mentre mi sto chiedendo se dovrò vedere tutto lo spettacolo così, si presenta la coordinatrice delle maschere, cartellina in una mano e ricevitori vari nell’altra, che con piglio militare ci dice:

— Signori, abbiamo diciotto minuti.

Dopo un po’ torna con un piccolo plotone: veniamo assegnati ad una maschera diversa a seconda del piano e dell’ingresso. Marciamo compatti e silenziosi, ognuno per la sua strada, mentre i secondi ticchettano — sembra di stare in una puntata di 24.

Veniamo disposti in fila presso i nostri rispettivi ingressi (questo teatro ne ha praticamente uno per fila), poi dopo qualche minuto arriva il segnale: c’è il cambio di scena, scatta l’applauso in sala. Le maschere, ricevuto l’ok via radio, ci aprono prontamente le porte e con le torce ci indicano i nostri posti nel buio. C’è appena il tempo di mormorare una sventagliata di “permesso” e “scusate”, poi quando finisce l’applauso e ricomincia la rappresentazione, tutti i ritardatari sono ai loro posti.

Non c’è che dire: un altro piano ben riuscito per il latecomers commando. Prossimamente nei migliori teatri.

4 commenti su “La saletta dei ritardatari

  1. meno male che io sto in Italia e se arrivo tardi posso sedermi rompendo le scatole a tutti come e quando mi pare…

  2. Beh ragazzi, un conto è un concerto di musica rock, dove quando arrivi e quando te ne vai non interessa a nessuno, un conto è un monologo a teatro. Se arrivi in ritardo all’aeroporto non è che ti rimborsano il prezzo del biglietto, no? In questo caso poi sul biglietto stesso c’è scritto chiaramente che se non arrivi in orario si riservano il diritto di negarti l’ingresso. Quindi tutta questa organizzazione è nel tuo interesse, per farti entrare invece di lasciarti fuori, ed è sacrosanto porsi il problema di non disturbare chi è arrivato in orario, che fra l’altro sei tu stesso nel 95% dei casi…

    @Cristina: Tokai ben sa che una certa volta riuscimmo ad entrare per un pelo nell’italianissimo e pisanissimo Teatro Verdi — trenta secondi dopo e non ci facevano entrare…

    @G.S.: ma che dici! Sai benissimo che dentro di te hai il potenziale per rompere le scatole in tutti i paesi del mondo!

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