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	<title>dave.kerid.org &#187; amarcord</title>
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	<description>il blog dello zio _dave_</description>
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		<title>Il giornalino dei mondiali</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 00:16:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Battute che non fanno ridere, caricature che non assomigliano: per chi si fosse chiesto com&#8217;era il giornalino sui mondiali che facevo quando avevo nove anni, beh, era più o meno così. (Per i più duri di comprendonio: cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-890" href="http://dave.kerid.org/2010/06/il-giornalino-dei-mondiali/giornalino_mondiali"><img class="size-large wp-image-890   aligncenter" title="Il giornalino dei mondiali" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2010/06/giornalino_mondiali-313x450.jpg" alt="Il giornalino dei mondiali" width="313" height="450" /></a></p>
<p>Battute che non fanno ridere, caricature che non assomigliano: per chi si fosse chiesto com&#8217;era <a href="http://dave.kerid.org/2010/06/campionamenti-del-mondo" target="_blank">il giornalino sui mondiali</a> che facevo quando avevo nove anni, beh, era più o meno così.</p>
<p><em>(Per i più duri di comprendonio: cliccare sull&#8217;immagine per ingrandirla.)</em></p>
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		<title>Campionamenti del Mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 23:52:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[1982 &#8212; È il caso di dirlo: se c&#8217;ero dormivo. Ma ho sempre ritenuto di buon auspicio cominciare con una vittoria. 1986 &#8212; Ricordo solo che Topolino ne fece un gran parlare; io di certo non colsi la portata dell&#8217;evento. 1990 &#8212; Vittima senza speranza della tempesta mediatica, sommerso da montagne di merchandising,¹ collezionavo religiosamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1982 </strong>&#8212; È il caso di dirlo: se c&#8217;ero dormivo. Ma ho sempre ritenuto di <strong>buon auspicio</strong> cominciare con una vittoria.</p>
<p><strong>1986</strong> &#8212; Ricordo solo che Topolino ne fece un gran parlare; io di certo non colsi la portata dell&#8217;evento.</p>
<p><strong>1990</strong> &#8212; Vittima senza speranza della tempesta mediatica, sommerso da montagne di merchandising,¹ collezionavo  religiosamente ogni tipo di inserto speciale e arrivai persino a fare un mio giornalino.² Soprattutto fui <strong>contagiato dall&#8217;entusiasmo</strong> di un fantastico gruppo di amici&#8230; dei miei genitori, che organizzarono sontuose cene e tifarono Schillaci fin dall&#8217;inizio, prima ancora che esplodesse.</p>
<p><strong>1994</strong> &#8212; Passavo dalle medie alle superiori, le partite le vidi quasi tutte fuori casa col mio amico Leonardo, in seguito perso di vista. Ricordo in particolare una sera a casa sua con tutti gli anziani della famiglia seduti intorno al tavolo, un po&#8217; una scena da Bar Sport di altri tempi. Ma la <strong>lotteria dei rigori</strong> finii per soffrirmela da solo al buio in camera mia &#8212; anche per via di certi focolai di tifo avverso presenti in casa (una storia a parte).</p>
<p><strong>1998</strong> &#8212; Le superiori volgevano al termine e stavolta la coppia fissa era con Alessandro, con cui ho mantenuto i contatti e che ora, guarda il caso, vive a Londra. La scena memorabile è, senza ombra di dubbio, l&#8217;uscita ai rigori contro la Francia: noi due <strong>chiusi a chiave in cucina</strong> a imprecare e sbattere sedie, sua mamma che da fuori gridava: &#8220;Che succede? Aprite! Aprite o sfondo la porta!&#8221;</p>
<p><strong>2002</strong> &#8212; Già la terza estate pisana che passavo chiuso in casa a studiare, afflitto dal caldo e dalle zanzare. Con la mia invidiata <strong>&#8220;stazione multimediale&#8221;</strong> già smantellata da tempo (anche questa è una storia a parte), dovetti ridurmi ad <em>affittare una televisione</em>.³ Proprio per questo è forse il mondiale di cui ho visto più partite, però alla fine non fu nulla più di un rumore di fondo. Non ricordo nemmeno dov&#8217;ero quando un bolsissimo Vieri non riuscì a staccarsi da terra di quel tanto che bastava per evitare un beffardo golden gol.⁴</p>
<p><strong>2006</strong> &#8212; Questo fu vissuto più pienamente. Stavolta furono la voglia di riscatto, la fiducia nel gruppo e &#8212; per quanto mi riguarda &#8212; il duraturo sodalizio con la conventicola del Cdr, a valerci il mondiale. La coppa fu festeggiata fra Piazza Garibaldi e il Ponte di Mezzo &#8212; ovviamente <strong>morti di afa</strong> anche a notte inoltrata.</p>
<p>Del <strong>2010</strong> non so che dire se non che vedere l&#8217;Inghilterra che festeggia la coppa a Londra sarebbe sicuramente un&#8217;esperienza incredibile; oppure mi piacerebbe vedere vincere una squadra che non l&#8217;ha mai fatto. Sicuramente, ancora una volta, il Mondiale resterà <strong>la cartolina</strong> di un altro luogo, di un altro posto, di altre persone.</p>
<p style="padding-left: 30px; font-size: small;"><em>¹ &#8212; Chi si ricorda la palla con gli inni di tutte le squadre? Era fichissima, ma mi durò tre settimane scarse.<br />
² &#8212; Di cui ero ovviamente l&#8217;unico lettore.<br />
³ &#8212; Lo so, fa un po&#8217; impressione a scriverlo.<br />
⁴ &#8212; Che, per lo meno, ci evitò di uscire ai rigori per la quarta volta consecutiva.</em></p>
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		<title>Sessanta Settanta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 00:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Porgiamo l&#8217;estremo saluto a quel cellulare che mi accompagna fin dall&#8217;inizio del blog: to date, di gran lunga il mio acquisto con miglior rapporto soddisfazione/tempo-impiegato-a-decidere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-786" href="http://dave.kerid.org/2010/03/sessanta-settanta/amarezza"><img class="size-full wp-image-786 aligncenter" title="Amarezza" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2010/03/amarezza.jpg" alt="Amarezza" width="560" height="840" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Porgiamo l&#8217;estremo saluto a <a href="http://www.gsmarena.com/nokia_6070-pictures-1433.php" target="_blank">quel cellulare</a> che mi accompagna <a href="http://dave.kerid.org/2008/01/si-comincia" target="_blank">fin dall&#8217;inizio</a> del blog: <em>to date</em>, di gran lunga il mio acquisto con miglior rapporto <strong>soddisfazione/tempo-impiegato-a-decidere</strong>.</p>
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		<title>La smaterializzazione della high street inglese</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 23:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte qualcuno dall&#8217;Italia mi chiede se e quanto si senta la crisi economica da queste parti. Nel complesso direi che nella vita di tutti i giorni, ora come ora, non si avverte molto; poi certo, se uno vuole andarsi a cercare i segnali non deve faticare per trovarli. Ad esempio la stagione dei saldi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte qualcuno dall&#8217;Italia mi chiede se e quanto si senta la <strong>crisi economica</strong> da queste parti. Nel complesso direi che nella vita di tutti i giorni, ora come ora, non si avverte molto; poi certo, se uno vuole andarsi a cercare i segnali non deve faticare per trovarli. Ad esempio la <strong>stagione dei saldi</strong> è durata tantissimo, con  i negozi erano stracolmi sia di gente che di merce invenduta.</p>
<p>Più drammatiche, però, si stanno rivelando le <strong>chiusure di molte catene</strong> che facevano ormai parte del panorama della <em>high street</em> inglese, come già <a href="http://dave.kerid.org/2009/06/sic-transit-gloria-virginis" target="_blank">avevo accennato</a>. L&#8217;anno scorso era stata la volta di <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/7811187.stm" target="_blank">Woolworths</a>, una sorta di Upim d&#8217;oltremanica, scomparsa di schianto portandosi dietro quasi mille punti vendita (e decine di migliaia di dipendenti). È di poche settimane fa, invece, la dipartita della catena di librerie <em>Borders</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-752" href="http://dave.kerid.org/2010/03/la-smaterializzazione-della-high-street-inglese/borders"><img class="size-large wp-image-752 aligncenter" title="Borders" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2010/03/borders-450x337.jpg" alt="Borders" width="450" height="337" /></a></p>
<p>A Borders ero <strong>particolarmente affezionato</strong> perché quando ero stato a Cambridge per la tesi era in pratica l&#8217;unico negozio che restava aperto <strong>dopo le cinque</strong>, concedendomi un po&#8217; di rifugio alla fine delle giornate passate in laboratorio. Col tempo però era degenerata e non sapeva più di niente, era diventata la tipica <strong>libreria tamarra</strong> che non ha un minimo criterio nella presentazione e fa solo sconti a casaccio.</p>
<p>Anche la catena di articoli sportivi Sports World, che sicuramente avrà presente chiunque si sia fatto una girata per Oxford Street, sembra che stia per chiudere.</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-751" href="http://dave.kerid.org/2010/03/la-smaterializzazione-della-high-street-inglese/sportsworld"><img class="size-large wp-image-751 aligncenter" title="Sports World" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2010/03/sportsworld-450x337.jpg" alt="Sports World" width="450" height="337" /></a></p>
<p>Dico <em>sembra</em> perché a dire il vero sono svariati mesi che si presenta con <strong>quest&#8217;aria di smobilitazione</strong>, ma alla fine <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/may/21/sportsdirectinternational.consumeraffairs" target="_blank">è sempre lì</a>.</p>
<p>Tutte queste chiusure però hanno in comune un interessante tratto: i relativi marchi <strong>sopravvivono online</strong>. Forse quella che stiamo vedendo all&#8217;opera in questi anni nelle vie commerciali non è soltanto la crisi ma anche la definitiva <strong>maturazione del commercio online</strong>. Non a caso, mentre i negozi stringevano i denti per reggere l&#8217;urto di un Natale a cinghia tirata, Amazon si godeva beatamente un <a href="http://business.timesonline.co.uk/tol/business/industry_sectors/retailing/article7007269.ece" target="_blank">successo senza precedenti</a>.</p>
<p>Io personalmente faccio la maggior parte degli acquisti non alimentari su internet da svariati anni ormai e mi sono sempre trovato benissimo. Non credo che torneremo indietro &#8212; specie nei paesi in cui <strong>le spedizioni funzionano</strong>. Spiace solo che in centro resteranno, a Londra come a Pisa, <strong>soltanto negozi di vestiti</strong>.</p>
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		<title>Corso di disegno / 1</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 23:12:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La prenderò alla lontana. Tanti anni fa, io e l&#8217;amico G.S. decidemmo di seguire un corso di fumetto. Il corso era chiaramente amatoriale, tant&#8217;è che si teneva presso un centro di discipline olistiche. Sulla competenza dell&#8217;insegnante poteva essere legittimo nutrire dei dubbi, specie quando la direttrice ci disse che era suo fratello. Dico la verità: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La prenderò alla lontana.</p>
<p>Tanti anni fa, io e l&#8217;amico G.S. decidemmo di seguire <strong>un corso di fumetto</strong>. Il corso era chiaramente amatoriale, tant&#8217;è che si teneva presso un centro di <strong>discipline olistiche</strong>. Sulla competenza dell&#8217;insegnante poteva essere legittimo <strong>nutrire dei dubbi</strong>, specie quando la direttrice ci disse che era <strong>suo fratello</strong>. Dico la verità: mi immaginai che di lì a poco avremmo visto entrare un <strong>adolescente brufoloso</strong> con la maglietta dell&#8217;Uomo Ragno e tonnellate di <em>fanzine</em> che spuntavano da uno zaino Invicta.</p>
<p>E quanto mi sbagliavo. Ad entrare, infatti, fu nientemeno che <a href="http://giannigipi.blogspot.com/" target="_blank">GiPi</a>! Allora era ancora sconosciuto ai più, ma  di lì a poco sarebbe diventato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gipi" target="_blank">una star internazionale</a> del fumetto.</p>
<p style="text-align: center;">◊ ♦ ◊</p>
<p>Il povero GiPi, per quanto persona umilissima e alla mano, si rese però subito conto del <strong>materiale umano</strong> che aveva a disposizione &#8212; pertanto l&#8217;attenzione del corso si spostò molto velocemente dal fumetto al disegno <em>tout court</em>.</p>
<p>Fu in quella occasione che venni a conoscenza del libro <a href="http://www.drawright.com/" target="_blank"><em>&#8220;Disegnare con la parte destra del cervello&#8221;</em></a>. L&#8217;autrice, tale Betty Edwards, dopo una lunga esperienza di insegnamento, si rese conto del fatto che la gente in genere disegna male <strong>non tanto per mancanza di talento o di mano</strong>, ma perché si lascia guidare dalla propria parte analitica.</p>
<p>Nel disegno dal vivo, per dire, ci viene spontaneo scomporre l&#8217;immagine <em>semanticamente</em>: quella è una casa, quella è una persona, quello è un albero. La mano, quindi, non riceve più l&#8217;istruzione &#8220;disegna le forme che stai vedendo&#8221;, ma &#8220;disegna un albero, poi disegna una casa&#8221;, e si lascia fatalmente condizionare dalla nostra <strong>visione stereotipata</strong> ed idealizzata degli oggetti in questione.</p>
<p>Per farla breve, mi era sempre <strong>rimasta la curiosità</strong> di leggere questo famoso libro e finalmente qualche settimana fa mi sono  tolto lo sfizio e me lo sono comprato. Ecco <strong>l&#8217;autoritratto allo specchio</strong> che ho fatto come primo esercizio:</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-708" href="http://dave.kerid.org/2010/02/corso-di-disegno-1/dave"><img class="size-large wp-image-708 aligncenter" title="Autoritratto allo specchio" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2010/02/dave-450x450.jpg" alt="Autoritratto allo specchio" width="450" height="450" /></a></p>
<p>A dire il vero era richiesto anche un ritratto da fare <strong>a memoria</strong> ma lì il risultato è stato <strong>ben peggiore</strong>, per cui ve lo risparmio. La povera Elisa non ne usciva bene&#8230; ma spero di potermi rifare più avanti, il libro l&#8217;ho appena cominciato!</p>
<p style="text-align: right;"><em>(continua&#8230; prima o poi)</em></p>
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		<title>Il mio 2009</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 17:20:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E così anche quest&#8217;anno volge al termine, in un vortice di simmetrie interne ed esterne: Auguro a tutti i lettori di passaggio di concludere al meglio il 2009 con una bella mangiata &#8212; dopodiché buon 2010 a tutti!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E così <a href="http://dave.kerid.org/2008/12/il-mio-2008" target="_blank">anche quest&#8217;anno</a> volge al termine, in un vortice di simmetrie interne ed esterne:</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-655" href="http://dave.kerid.org/2009/12/il-mio-2009/attachment/2009"><img class="aligncenter size-large wp-image-655" title="Il mio 2009" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2009/12/2009-450x450.png" alt="Il mio 2009" width="450" height="450" /></a></p>
<p>Auguro a tutti i lettori di passaggio di concludere al meglio il 2009 con <strong>una bella mangiata</strong> &#8212; dopodiché <strong>buon 2010</strong> a tutti!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sic transit gloria Virginis</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 00:38:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da quando non vivo più a Siena, ogni volta che torno c&#8217;è sempre un negozio nuovo, una facciata rifatta, una strada coi sensi unici cambiati&#8230; All&#8217;inizio mi stupivo molto ogni volta, ormai non ci faccio neanche più caso. Giustamente da quando ci ero stato l&#8217;ultima volta, qualche mese fa, è cambiato qualcosina anche a Londra. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando non vivo più a Siena, ogni volta che torno c&#8217;è sempre un negozio nuovo, una facciata rifatta, una strada coi sensi unici cambiati&#8230; All&#8217;inizio mi stupivo molto ogni volta, ormai non ci faccio <strong>neanche più caso</strong>.</p>
<p>Giustamente da quando ci ero stato l&#8217;ultima volta, qualche mese fa, è cambiato qualcosina <strong>anche a Londra</strong>. A parte che non ho fatto neanche in tempo ad atterrare, e già mi sono trovato Stansted mezzo rifatto &#8212; come se ce ne fosse stato bisogno!</p>
<p>Dove però mi sono sentito <strong>mancare la terra sotto i piedi</strong> è quando sono passato da <a title="Street View rocks!" href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=oxford+street,+london,+uk&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=51.443116,113.994141&amp;ie=UTF8&amp;ll=51.51805,-0.140494&amp;spn=0,359.981997&amp;z=17&amp;layer=c&amp;cbll=51.515236,-0.142088&amp;panoid=n4oBcBAlRh-5D-vr1ulw5w&amp;cbp=12,48.43,,0,4.81" target="_blank">Oxford Street</a> e ho pensato di fermarmi per la tradizionale giratina al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Virgin_Megastores" target="_blank">Virgin Megastore</a>. Mica per altro, ma fa sempre piacere <strong>sentirsi circondati</strong> da tre piani di cd, dvd e videogiochi vari.</p>
<p>Senonché, com&#8217;è, come non è, non riuscivo a ritrovarlo. Al suo posto, <strong>un orrendo negozio di vestiti</strong> che dava tutta l&#8217;aria di essere stato allestito alla bell&#8217;e meglio in tutta fretta. <strong>Incredulo</strong>, continuo a passeggiare. Arrivato a <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=piccadilly+circus,&amp;sll=51.509043,-0.133821&amp;sspn=0.004981,0.013915&amp;ie=UTF8&amp;radius=0.3&amp;rq=1&amp;ll=51.509123,-0.133821&amp;spn=0,359.986085&amp;z=17&amp;layer=c&amp;cbll=51.509937,-0.135032&amp;panoid=DTOWA_gZTioy5Dtwxn1VaQ&amp;cbp=12,30.1,,0,-4.23" target="_blank">Piccadilly</a>, anche lì! Il megastore è chiuso e strachiuso! Fra i vetri impolverati, si intravedono file e file di scaffali vuoti, e <strong>malinconici cartelli</strong> che indicano a vuoto &#8220;Pop&#8221;, &#8220;Metal&#8221;, &#8220;Jazz&#8221;.</p>
<p>Un <strong>tristissimo foglio fotocopiato</strong>, appiccicato con lo scotch al vetro, annuncia che la catena <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/retailandconsumer/4238629/Zavvi-closes-18-stores-and-cuts-353-jobs.html" target="_blank">è stata messa in amministrazione controllata</a> &#8212; lasciando fra l&#8217;altro a spasso qualche bel centinaio di persone.</p>
<p>Così, <strong>nella mestizia più totale</strong>, si abbassa il sipario su quella che era una vera e propria istituzione dell&#8217;<em>high street</em> londinese.</p>
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		<title>Io, giocatore d&#8217;azzardo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 19:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;estetica del casinò mi ha sempre attirato, non c&#8217;è nulla da fare. Mi piacciono le carte, le fiches, le slot machine &#8212; proprio come oggetti. Qualche anno fa realizzai pure un set di simboli vettoriali da fruit machine: Ciò premesso, la mia carriera di giocatore d&#8217;azzardo comincia presto ma finisce altrettanto presto durante una vacanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>estetica del casinò</strong> mi ha sempre attirato, non c&#8217;è nulla da fare. Mi piacciono le carte, le <em>fiches</em>, le slot machine &#8212; proprio come oggetti. Qualche anno fa realizzai pure <strong>un set di simboli vettoriali</strong> da <em>fruit machine</em>:</p>
<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-336" href="http://dave.kerid.org/2009/01/io-giocatore-di-azzardo/slot_machine_fruit"><img class="size-medium wp-image-336 aligncenter" title="Frutta da slot machine" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2009/01/slot_machine_fruit-300x140.png" alt="Frutta da slot machine" width="300" height="140" /></a></p>
<p>Ciò premesso, la mia carriera di giocatore d&#8217;azzardo comincia presto ma finisce altrettanto presto durante una vacanza risalente all&#8217;incirca al periodo delle scuole medie. Il viaggio prevedeva un tratto in traghetto &#8212; e notoriamente <strong>non c&#8217;è ferry senza il suo mini casinò</strong>, più o meno sfigato. Fuori dall&#8217;area vietata ai minori c&#8217;erano delle slot machine civetta, alle quali, per un attimo di distrazione (o genialità?) pedagogica, i miei mi consentirono di giocare qualche spicciolo.</p>
<p>Spendendo l&#8217;equivalente di pochi euro, durante la serata vinsi <strong>una somma per me ragguardevole</strong> all&#8217;epoca: qualcosa come venti euro. Il dramma è che, dato che  il gioco simulava una roulette, avevo potuto applicare la tattica abbastanza banale di fare un mix di puntate a basso ed alto rischio, per cui mi stava quasi venendo il dubbio di avere avuto qualche altro merito <strong>al di là del puro culo</strong>.</p>
<p>Durante la vacanza non vedevo l&#8217;ora di ritornare sul traghetto. Prima di addormentarmi facevo calcoli su quanta parte del mio capitale avrei dovuto reinvestire, già rammaricandomi di avere quest&#8217;unica possibilità di aumentare i miei guadagni. Insomma, ero <strong>in piena febbre da gioco</strong>.</p>
<p>La sorte mi venne nuovamente incontro. Al ritorno <strong>la mia pseudo-roulette non c&#8217;era più</strong>: evidentemente qualcuno si era accorto di quanto fosse <strong>tarata male</strong>. E quindi, come se fosse la fine di una puntata di telefilm degli anni ottanta, ci facemmo tutti una risata e il protagonista imparò la lezione.</p>
<p>Tutto questo per dire che se, dopo averci giocato a capodanno, mi sono appassionato di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Texas_hold_%27em" target="_blank">Texas Hold&#8217;em</a> (una variante del poker), nessuno si deve preoccupare &#8212; anche perché <strong>le busco finanche dal computer</strong>, sicché capite da soli quanto possa considerare furbo rischiarci dei soldi veri.</p>
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		<title>Il mio 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 17:39:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E con questa vignetta colgo l&#8217;occasione per augurare  a tutti un buon 2009, perlomeno dal punto di vista meteorologico!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-321" href="http://dave.kerid.org/2008/12/il-mio-2008/attachment/2008"><img class="size-medium wp-image-321 aligncenter" title="Il mio 2008" src="http://dave.kerid.org/wp-content/uploads/2008/12/2008-300x300.png" alt="Il mio 2008" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;">E con questa vignetta colgo l&#8217;occasione per augurare  a tutti un buon 2009, perlomeno dal punto di vista meteorologico!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cellophanista anonimo</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Sep 2008 21:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>_dave_</dc:creator>
				<category><![CDATA[Miscellanea]]></category>
		<category><![CDATA[amarcord]]></category>
		<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[fantasticherie]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiamo Davide V. ed ho un problema. Ammetterlo è il primo passo per risolverlo. A dire il vero però oggi va molto meglio. Non molto tempo fa ero ancora fra quelli che conservano la pellicola trasparente sopra lo schermo del cellulare, oltre al fatto che mai l&#8217;avrei portato in giro senza una custodia. Poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Davide V. ed ho un problema.</p>
<p>Ammetterlo è il primo passo per risolverlo.</p>
<p>A dire il vero però oggi va molto meglio. Non molto tempo fa ero ancora fra quelli che conservano <strong>la pellicola trasparente sopra lo schermo del cellulare</strong>, oltre al fatto che mai l&#8217;avrei portato in giro senza una custodia. Poi mi sono fatto violenza, anche grazie al vostro aiuto, e ho smesso.</p>
<p>Oggi guardo quelli che continuano per mesi a <strong>coprire la tastiera del portatile nuovo</strong> col foglio di plastica che ci trovi sopra quando lo compri, e provo tenerezza: anch&#8217;io, un tempo, ero come loro.</p>
<p>I problemi maggiori li ho sempre avuti con la carta. Ho sempre avuto un impulso innato al collezionismo: per me <strong>buttare una rivista è sempre stata una sofferenza</strong>. Con i periodici l&#8217;ho superata abbastanza presto, anche perché le case sono in genere delimitate da muri, il che pone un limite massimo alla quantità di roba che possono contenere. Coi fumetti è stata molto più dura. Senza contare che c&#8217;è stato un periodo in cui imbustavo ogni singolo albo che compravo.</p>
<p>Non parliamo dei libri: li adoro quando sono intonsi, freschi di cartiera, con quella costola liscia liscia e le pagine perfettamente compatte. Mi sembra una cosa troppo brutta porre fine a questo <strong>stato di perfezione</strong>. È per questo che per anni mi sono esposto al pubblico ludibrio sui mezzi di trasporto, fra i passeggeri ogni volta sorpresi di vedermi tirare fuori un libro sempre ben avvolto da una busta di plastica. Che poi a tutt&#8217;oggi non capisco cosa ci sia di tanto strano, in quello. Capisco invece che sia piuttosto buffo vedermi leggere a fatica tramite <strong>uno spiraglio minuscolo</strong> aperto fra le pagine &#8212; questo per preservare l&#8217;innocenza della succitata costola.</p>
<p>Non si capisce però da chi abbia preso questa mania, visto che i miei genitori sembrano invece provare <strong>un piacere sadico</strong> nell&#8217;avvitare i loro libri dentro la borsa del mare, fra un telo bagnato e una stuoia sabbiosa, fra chiavi, creme aperte e bottiglie dell&#8217;acqua fradicie, arrotolati a cono con tanto di orecchia alla pagina per tenere il segno e matitone infilato in mezzo per sicurezza.</p>
<p>La cosa più bella però è quando un oggetto è sufficientemente vecchio e usurato da farmi superare qualsiasi remora. Solo in quel momento <strong>mi sembra veramente di averlo</strong>. Come la macchina fotografica: il primo anno che ce l&#8217;avevo l&#8217;avrei lasciata volentieri a casa pur di non esporla a nessun tipo di rischio. Adesso, libera da custodie, fiera dei suoi graffi, la porto in tasca nuda e cruda.</p>
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