I pantaloni lunghi all’improvviso

lunedì 23 agosto 2010

Alcune persone non sembrano curarsi minimamente del clima. Per loro, anni fa, coniai il termine meteoromenefreghisti. Poiché a queste latitudini abbondano, ho avuto modo di studiarli meglio ed ho concluso che si dividono in due categorie ben distinte:

  • alcuni onorano un clima idealizzato e stereotipato esistente soltanto dentro di loro; sono quelli che di inverno sono sempre imbacuccati anche se fa caldo ed escono con l’ombrello anche se non c’è una nuvola in cielo — viceversa d’estate vanno in giro in pianelle e canotta anche se c’è un freddo polare
  • altri semplicemente ignorano le variabili “temperatura” e “precipitazioni”, scelgono un particolare vestiario e quello rimane, sulla spiaggia come sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio.

Ai secondi appartiene un mio collega, seguace di quel look molto stylish — credo di derivazione surfer/skater — che consiste in pantaloni sotto al ginocchio e scarpe da ginnastica grosse e colorate, quelle che si portano slacciate.

Immaginatevi dunque il mio scandalo quando, la settimana scorsa, l’ho incrociato per il corridoio con indosso un paio di jeans lunghi. Non ho potuto fare a meno di farglielo notare.

— Eh lo so, ma ieri sera sono uscito con gli amici e quando sono tornato a casa avevo proprio freddo, — mi ha risposto.

Rendetevi conto di cosa può essere stato questo Agosto londinese per arrivare a dirlo lui.

◊ ♦ ◊

Finché parlavamo di un’estate molto mite come lo era stata fino a Luglio, ho difeso convinto il clima inglese dagli attacchi — spesso ingiustificati nella loro veemenza — dei miei amici e colleghi italiani.

D’altronde mi tornavano alla mente, ancora freschi nella memoria (e solo in quella), i pomeriggi pisani in cui la pelle si incollava alla sedia, l’aria non si muoveva manco a pregarla e le zanzare ti giravano intorno a frotte. Svegliarsi sudati dopo aver dormito poco e male senza manco un lenzuolo sopra. No, grazie. Ho già dato.

Però adesso questo Agosto così inesorabilmente grigio, freddo e piovoso… sinceramente fa innervosire anche me! Una via di mezzo no, eh?

Londra a scatti / 1

giovedì 29 luglio 2010

Raccolta pseudocasuale di immagini fatte a zonzo per Londra con la mia amata macchina fotografica

¹ — Che io però chiamo, secondo alcuni impropriamente, macchina foto.

La prima “prima della prima”

mercoledì 14 luglio 2010

Un grosso studio di effetti speciali tipicamente lavora su più film contemporaneamente. La forza lavoro viene assegnata ai vari progetti in funzione del tempo a disposizione e della quantità di lavoro da fare, dopodiché gli show — come vengono chiamati in gergo — sono abbastanza indipendenti gli uni dagli altri, talvolta arrivando anche a sviluppare un certo senso di cameratismo.

Noi del dipartimento di ricerca e sviluppo siamo super partes rispetto ai film — ci occupiamo di tutti e di nessuno. Questo ha il vantaggio indubbio che raramente finiamo per essere sotto pressione all’avvicinarsi delle scadenze. Per contro, quando è il momento di godere di privilegi riservati a chi ha (duramente) lavorato ad un certo film, noi siamo in una zona grigia: strettamente parlando non ne avremmo diritto mai, allentando le maglie ne avremmo diritto sempre. In pratica, non c’è una regola e ogni volta è una storia a sé.

Uno di questi privilegi sono le feste di fine consegna, o wrap up party. Proprio poco tempo fa ho partecipato ad uno di questi party che si svolgeva in un bowling con tanto di torneo annesso — con noi intrusi che per poco non lo andavamo a vincere!

L’altro privilegio evidente sono le visioni in anteprima, i cosiddetti screening. La settimana scorsa è stata la mia prima volta anche per quello. Avevamo un cinema riservato tutto per noi in Leicester Square. Sulle prime ho pensato che si trattasse addirittura della prima che fanno con gli attori, ma quella sarebbe stata invece il giorno dopo.

Bisognava registrarsi con largo anticipo e presentarsi per tempo con l’invito stampato. La minacciosa security della casa di produzione, terrorizzata da eventuali leak, confiscava qualsiasi apparecchiatura elettronica all’ingresso, ivi inclusi i cellulari. Quando eravamo tutti seduti — una marea di persone, non solo della mia compagnia — è entrato il regista che, microfono alla mano, ci ha brevemente ringraziato augurandoci una buona visione.

Finito il film, tutti sono rimasti diligentemente a sedere per i titoli di coda, aspettando che il proprio nome comparisse fugace sul grande schermo, avvolto da decine di altri. Avuta questa piccola soddisfazione, ci siamo dispersi, tronfi, nella notte londinese.

Il giornalino dei mondiali

mercoledì 30 giugno 2010

Il giornalino dei mondiali

Battute che non fanno ridere, caricature che non assomigliano: per chi si fosse chiesto com’era il giornalino sui mondiali che facevo quando avevo nove anni, beh, era più o meno così.

(Per i più duri di comprendonio: cliccare sull’immagine per ingrandirla.)

Campionamenti del Mondo

giovedì 10 giugno 2010

1982 — È il caso di dirlo: se c’ero dormivo. Ma ho sempre ritenuto di buon auspicio cominciare con una vittoria.

1986 — Ricordo solo che Topolino ne fece un gran parlare; io di certo non colsi la portata dell’evento.

1990 — Vittima senza speranza della tempesta mediatica, sommerso da montagne di merchandising,¹ collezionavo religiosamente ogni tipo di inserto speciale e arrivai persino a fare un mio giornalino.² Soprattutto fui contagiato dall’entusiasmo di un fantastico gruppo di amici… dei miei genitori, che organizzarono sontuose cene e tifarono Schillaci fin dall’inizio, prima ancora che esplodesse.

1994 — Passavo dalle medie alle superiori, le partite le vidi quasi tutte fuori casa col mio amico Leonardo, in seguito perso di vista. Ricordo in particolare una sera a casa sua con tutti gli anziani della famiglia seduti intorno al tavolo, un po’ una scena da Bar Sport di altri tempi. Ma la lotteria dei rigori finii per soffrirmela da solo al buio in camera mia — anche per via di certi focolai di tifo avverso presenti in casa (una storia a parte).

1998 — Le superiori volgevano al termine e stavolta la coppia fissa era con Alessandro, con cui ho mantenuto i contatti e che ora, guarda il caso, vive a Londra. La scena memorabile è, senza ombra di dubbio, l’uscita ai rigori contro la Francia: noi due chiusi a chiave in cucina a imprecare e sbattere sedie, sua mamma che da fuori gridava: “Che succede? Aprite! Aprite o sfondo la porta!”

2002 — Già la terza estate pisana che passavo chiuso in casa a studiare, afflitto dal caldo e dalle zanzare. Con la mia invidiata “stazione multimediale” già smantellata da tempo (anche questa è una storia a parte), dovetti ridurmi ad affittare una televisione.³ Proprio per questo è forse il mondiale di cui ho visto più partite, però alla fine non fu nulla più di un rumore di fondo. Non ricordo nemmeno dov’ero quando un bolsissimo Vieri non riuscì a staccarsi da terra di quel tanto che bastava per evitare un beffardo golden gol.⁴

2006 — Questo fu vissuto più pienamente. Stavolta furono la voglia di riscatto, la fiducia nel gruppo e — per quanto mi riguarda — il duraturo sodalizio con la conventicola del Cdr, a valerci il mondiale. La coppa fu festeggiata fra Piazza Garibaldi e il Ponte di Mezzo — ovviamente morti di afa anche a notte inoltrata.

Del 2010 non so che dire se non che vedere l’Inghilterra che festeggia la coppa a Londra sarebbe sicuramente un’esperienza incredibile; oppure mi piacerebbe vedere vincere una squadra che non l’ha mai fatto. Sicuramente, ancora una volta, il Mondiale resterà la cartolina di un altro luogo, di un altro posto, di altre persone.

¹ — Chi si ricorda la palla con gli inni di tutte le squadre? Era fichissima, ma mi durò tre settimane scarse.
² — Di cui ero ovviamente l’unico lettore.
³ — Lo so, fa un po’ impressione a scriverlo.
⁴ — Che, per lo meno, ci evitò di uscire ai rigori per la quarta volta consecutiva.