Lotteria procedurale

mercoledì 30 novembre 2011

Procedure assurde

Tratto da alcune recenti esperienze di Elisa con le sempre affidabili Enel e Telecom.

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Dal diario del fumettista amatoriale wannabe:

“Alcune vignette sono dei veri e propri parti, quando già sei a metà ti vengono mille dubbi sull’impostazione intrapresa ma ormai ci hai già perso un sacco di tempo e abbandonare sarebbe peggio ancora. Questa alla fine si è trasformata in una sorta di studio per una possibile versione cartoon della mia consorte, con una prima versione manga bocciata a morte — ma una vignetta manga sta maturando e prima o poi riuscirò a farla! Questo stile matitoso forse mi riesce meglio rispetto alla ligne claire che tento spesso con alterne fortune? E dov’è quella torta?”

State tranquilli che la prossima volta ce lo ricordiamo

giovedì 17 novembre 2011

Domenica mattina come spesso accade abbiamo preso l’autobus per andare verso il centro. Tutto procedeva come al solito, quando all’improvviso l’autista si è fermato e ha spento il motore.

Ora — è vero che gli autobus sono talmente frequenti che a volte si accavallano, per cui devono fermarsi per “regolare il servizio”. Però normalmente lo annunciano e lo fanno nei pressi di una fermata. Qui invece eravamo in mezzo ad una strada a scorrimento veloce,  precisamente sotto un viadotto noto come “ponte dei suicidi”, e per di più in cima ad una lunga discesa.

Tutto questo già in condizioni normali ci avrebbe fatto inarcare un sopracciglio. Senonché il caso aveva voluto che per una volta ci fossimo seduti non già al piano di sopra, come facciamo di solito, bensì ai primi posti del piano di sotto, e cioè gli unici in cui è possibile vedere l’autista, altrimenti nascosto alla vista perché chiuso nella sua cabina.

Ed è per questo che solo noi in tutto l’autobus ci accorgiamo con sgomento che l’autista — un ragazzo dall’aria determinata — spento il motore, si toglie il cartellino, si fa il segno della croce e con un piglio serio si mette in atteggiamento di preghiera.

Cose strane in una grande città le vedi spesso. Anche stavolta sei convinto che ci sia una spiegazione logica per tutto ciò… vediamo, siamo sotto il ponte dei suicidi, forse l’autista sta omaggiando qualche persona recentemente scomparsa? Ma così, fermando un autobus in servizio di sua iniziativa? Forse siamo fermi per regolare il servizio, come al solito, e un autista particolarmente pio ne approfitta per la preghiera?

Però nel disordine dei pensieri si fa strada la sgradevole sensazione di essere prigionieri a bordo di una scatola di latta capitanata da una persona che mette alcuni suoi interessi spirituali davanti ai doveri lavorativi… si è pure tolto il cartellino, un gesto simbolico dai risvolti inquietanti! … che sia un estremista religioso? E cosa stiamo aspettando, esattamente? Forse che succeda qualcosa nei paraggi? O altrove? O peggio ancora, il tizio si sta preparando a qualche grave azione? Siamo in cima ad una discesa, sotto il ponte dei suicidi…

Un altro segno della croce, forse un rosario baciato frettolosamente, e in men che non si dica il motore torna a rombare e l’autobus si lancia con brio giù per la discesa. Chiamiamo subito la fermata: o si ferma, o chissà dove ci andremo a schiantare! E comunque a bordo con questo squilibrato non ci vogliamo più stare!

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Nel Regno Unito, e più in generale in tutti i paesi del Commonwealth, è ancora molto sentita la celebrazione del Remembrance Day, il giorno della memoria nato per ricordare i morti della prima guerra mondiale. Ogni anno nel mese di novembre è possibile acquistare ad ogni angolo di strada un fiore di papavero (il “poppy“) da appuntare alla giacca per ricordare i soldati morti in tutte le guerre.

Alle ore 11 della seconda domenica di novembre, l’Inghilterra si ferma per un minuto di silenzio.

È tutto molto toccante. Però, magari, esiste l’interfono: usiamolo, ecco.

Corso di disegno / 2

mercoledì 9 novembre 2011

È da tanto che mi riprometto di studiare disegno in maniera più sistematica, visto che qui sul blog finisco per disegnare un po’ sempre le stesse cose.

A questo scopo, mi sono inventato questo bel giochino.

  • Si comincia chiedendo un’immagine a caso da Wikimedia Commons. Se proprio l’immagine non piace, si può cambiare ma con un numero limite di tentativi — d’altronde lo scopo è disegnare cose inaspettate.
  • Dopodiché, c’è un podcast di tempo per ridisegnare la fotografia — il che, almeno per i podcast che seguo io, significa all’incirca un’oretta.
  • Alla fine, si sovrappongono le due immagini per vedere quanto differiscono (passare sopra col mouse per vedere la foto originale):

Scacchisti

Il risultato è un tantinello crudele ma allo stesso tempo trovo davvero interessante vedere dove e come il cervello (il mio, almeno) si inganna riguardo le proporzioni degli elementi all’interno dell’immagine.

Esiste poi una modalità hardcore, nella quale il massimo dei punti si ottiene qualora, mettendo il proprio disegno in Google Image Search, si ottenga come risultato la fotografia di partenza! Ma mi sa che, a giudicare dai risultati, c’è ancora molta strada da fare…

Figure di pattinaggio

martedì 18 ottobre 2011

Pattinaggio

Ebbene sì, questa è la nostra nuova attività per il 2011/2012. La colpa è di Vancouver, a furia di vedere tutta quella gente in pattini e biciclette di tutti i tipi, mi è venuta una voglia matta di provare — ed Elisa non si è fatta certo pregare.

Abbiamo preso un paio di lezioni per principianti a Hyde Park e ci siamo divertiti un sacco! Tranne quando ho preso quel lampione. Il prossimo obiettivo sono le passeggiate domenicali, ma prima mi sa che devo fare un altro po’ di pratica

Da che pulpito

martedì 11 ottobre 2011

Qualche giorno fa stavo mangiando un boccone con Elisa al Pret di Marble Arch. (Il motivo per cui eravamo lì verrà affrontato in un post venturo.)

Ad un tavolo vicino al nostro, si trovava una combriccola a dir poco bizzarra, all’incirca così composta:

  • un signore che sembrava uscito da una stampa sui vecchi lupi di mare
  • un ragazzo mingherlino con un’aria distinta d’altri tempi, che sembrava in libera uscita da un collegio
  • una ragazza piuttosto anonima
  • un uomo abbastanza robusto, pelato, in tenuta da jogging

Era subito chiaro che stavano discutendo di massimi sistemi. Si sentivano volare brandelli di considerazioni politiche e soprattutto religiose. L’eterogeneità della compagnia mi incuriosiva molto e mi spingeva a tendere l’orecchio. Ho poi lasciato perdere la prima volta che sono stati tirati in ballo i nazisti – per esperienza so che è meglio così.

Continuavo però a tenerli d’occhio per cercare una spiegazione alla composizione della tavolata. Visto anche che il simil-marinaio e il proto-culturista, lungi dall’andare d’amore e d’accordo, sembravano pure discutere in maniera accesa, mi chiedevo proprio cosa potesse averli portati allo stesso tavolo. Insomma, non sembravano conoscersi da molto.

E poi, all’improvviso, in diretta dai libri di Inglese delle scuole medie, l’illuminazione.

Marble Arch. Un angolo di Hyde Park. Lo Speakers’ Corner.

Tutto tornava: l’anziano signore stava cercando di mangiarsi un boccone dopo essere stato a predicare come sua probabile consuetudine. Volente o nolente, si era trascinato dietro un seguito sia di simpatizzanti — i due ragazzi — sia di minacciosi polemizzanti — il tizio muscoloso che evidentemente, mentre se ne stava correndo bello e buono nel parco, ne doveva aver sentita sparare qualcuna talmente grossa da costringerlo a interrompersi e a inseguire l’oratore fin dentro al negozio di panini!