Archivio di Marzo 2008

La reggia di casetta

domenica 30 marzo 2008

La prima volta che sono tornato in Italia, ero stato sei settimane consecutive a Londra.

Al mio rientro, ho avuto una gradita sorpresa. L’appartamento di Pisa l’ho trovato molto più grande, spazioso e luminoso di come me lo ricordavo.

Già questo mi ha fatto un po’ riflettere su certe malsane pulsioni a non accontentarsi mai di quello che si ha cui siamo soggetti al giorno d’oggi. Tuttavia, il vero shock è arrivato quando sono entrato in bagno:

— Elisa, ma c’è sempre stata una vasca al posto del lavandino?!

Impietoso confronto

Il rapper dispenser lavamani

sabato 29 marzo 2008

A proposito di lavoro dei sogni. Un po’ di tempo fa, e precisamente la sera della mini-rissa a Chinatown, l’amico Curi mi ha portato in un locale a Clapham, devo ammettere veramente bello: un disco pub su tre piani dall’arredamento decisamente gradevole e curato con molto gusto. Altro che lo spagnolo.

All’ingresso, una pletora di omaccioni — tutti rigorosamente di colore — regolava il flusso di persone in ingresso, timbrava il braccio con inchiostro invisibile e controllava suddetti timbri con la lampada a ultravioletti. Le solite cose, insomma, ma sempre con quell’aria da security team che sta svolgendo un lavoro serio e importante e che non ha tempo da perdere.

Dopo un po’ che ero lì, come spesso accade, la natura ha chiamato e mi sono dunque diretto verso la toilette. Mentre ero in coda ho potuto assistere al seguente spettacolo. Un tizio con le sembianze da buttafuori era stato relegato in bagno a svolgere un compito piuttosto bizzarro. Stazionava presso i lavandini aprendoti il rubinetto, dosandoti il sapone e porgendoti uno strappo di carta per asciugarti (le mani) — il tutto con una velocità ubriacante, una sinuosità da prestigiatore.

Fin qui si trattava semplicemente di una piacevole e gradita occasione in meno di buscarsi il colera. Poi però c’era anche una enorme collezione di profumi a contornare tutto un lavandino — e qui già la cosa si faceva più pittoresca. Immagino la scena del ragazzo che è in odore di rimorchio ma sente di non avere l’odore giusto e si rivolge quindi a questo genio della lampada tuttofare che gli porge, con gesto da barman acrobatico, la fragranza adatta in cambio di una meritata mancia.

Infine, la chicca: il tizio accompagnava i suoi gesti con un commento sonoro continuo, una specie di rap ininterrotto in cui mischiava parodie di canzoni famose, incitazioni alle persone presenti e, credo, veri e propri deliri. D’altronde, stare chiusi in un cesso per ore a insaponare le mani di una fiumana ininterrotta di stronzi, con solo la vana speranza di sporadiche mance, porterebbe alla pazzia chiunque.

Immagino che quello sia lo spauracchio per i buttafuori che non rigano dritto, un po’ come la minaccia di andare a dirigere il traffico per un poliziotto.

Il lavoro dei sogni

giovedì 27 marzo 2008

Alcuni doubledecker londinesi recano la scritta:

Potresti guadagnare più di 500£ a settimana (con gli straordinari) guidando questo autobus.

Sì ok, lo so: un impiego sfiancante e ripetitivo. Certo, ho capito: turni notturni e straordinari.

Pentonville Road

Ma se offrono la stessa cifra per guidare la metropolitana, ragazzi, mi sa che ho trovato lavoro.

Meglio che niente

giovedì 20 marzo 2008

L’ultima volta che sono salito, mi sono goduto una veduta aerea di Londra by night, con tanto di London Eye illuminato. Sono anche riuscito a individuare più o meno la zona di casa mia, abbastanza facile visto che l’avveniristica stazione di St. Pancras è inconfondibile dall’alto.

Stamattina speravo di vedere Londra all’alba, ma si vede che la rotta dell’andata è diversa da quella del ritorno. Le nuvole dall’alto sono sempre un bel vedere comunque:

Sopra le nuvole

Quella di sospendere gli impianti eolici a mezz’aria non è poi una cattiva idea, non trovate?

Impianto eolico

Dallo spagnolo

sabato 15 marzo 2008

Un sabato sono uscito con un gruppo di spagnoli — amici di amici — i quali, ottemperando agli stereotipi più stantii, non ne volevano sapere di porre fine alla serata.

Siamo quindi andati prima a cena, poi in un locale, poi in un altro. Non sono mai stato un fan delle discoteche, ma ammetto che quei club non erano male. E con mio grande stupore erano pure gratis, a parte il guardaroba.

Bene. Fra una cosa e l’altra si fa tardino, perciò quando usciamo dal secondo locale mi sembra pacifico che la serata stia per volgere al termine. Stupendomi di riuscire a stare ancora sveglio, comincio a salutare tutti, ma senza aver fatto i conti con la natura iberica:

— Ah, quindi non vieni dallo spagnolo? Peccato, è un posto che merita di essere visto…

Un altro locale ancora?! Sul mio volto non si dipinge certo l’entusiasmo, ma a questo punto, fatto trenta, facciamo trentuno. Sennò poi mi resta la curiosità.

Ebbene: guadagnamo un vicolino giusto dietro una delle strade più centrali. Del locale non sembra esserci traccia, anzi in generale non ci sono segni di vita se non per un ragazzo che ha l’aria di passare di lì per caso, e che invece ci invita con fare complottista ad aspettare un po’ in disparte finché non si libera del posto:

— Al momento il locale è sovraffollato.

Possibile mai? D’altronde mentre aspettiamo continuano ad arrivare altri gruppetti di persone che vogliono entrare. Qualcuno prova pure a millantare conoscenze per saltare la fila.

Ad un certo punto si apre la porta, esce della gente: è il nostro turno. Il tizio mette fretta, non tiene volentieri la porta aperta. Entriamo in un corridoio buio e stretto, per terra c’è un po’ di fanghiglia. In fondo ci attende un allucinato Caronte che ci chiede 5 pound tondi per entrare. E qui già comincio a iastemare mentalmente visto che non avevo in programma di stare a lungo.

Dopo lo Stige, si scende ancora: il locale è nel basement, sottoterra. Le scale ci portano in questa terrificante stanza alta poco più di me e strapiena di persone. Dall’altra parte, se ci riesci ad arrivare senza violare il principio di impenetrabilità della materia, ci sarebbe il guardaroba (leggi: montarozzo di giacchetti) e il bar (leggi: due ragazze di fronte ad un frigorifero).

Durante questa traversata mi sovviene che forse sono lievemente claustrofobico. Comincio una sessione di training autogeno per calmarmi: caro Davide, se ti fai prendere dal panico è peggio, quindi stai tranquillo, “goditi” questo quarto d’ora, e celebra come si deve la scomparsa prematura delle tue cinque sterle. Ho già detto che si crepava dal caldo?

Mollato il giaccone, vedo in lontananza un altro vano apparentemente più arioso. Lo raggiungo con ostentata calma. Ecco: direi che questa è “la sala”. Una stanza completamente spoglia, c’è un po’ di fanghiglia anche qui, ma almeno è alta più di una persona e mezzo e la folla è meno pressata. Il deejay è un ragazzino con un portatile. Un’unica, attempata cassa si sobbarca il compito di far tremare le pareti.

In tutto ciò, in barba alla legge ma soprattutto al buon senso, la gente fuma. Anzi, immagino che la grande attrattiva del posto sia proprio quella. A tratti ho l’impulso di prendere a schiaffi uno a caso degli spagnoli che mi hanno portato lì, ma la pura razionalità mi fa tenere presente che una rissa in quel posto non sarebbe il caso.

Dopo un quarto d’ora me ne vado. Appena fuori, mi dico: sono salvo. Mentre torno a casa a piedi mi viene quasi da ridere pensando al masochismo umano.