Gli Argosnauti

Un gruppo di persone armeggia freneticamente con delle macchinette simili a calcolatrici, delle matite e delle specie di enormi elenchi telefonici. Altre persone fanno la fila circondati da scatoloni colmi di cianfrusaglie. Altre persone ancora stanno sedute in attesa, come un piccolo pubblico, di fronte ad un bancone piuttosto spoglio, sormontato da un monitor che indica dei numeri con una grafica da ricevitoria ippica. Ogni tanto il ragazzo dietro al bancone chiama un numero, a quel punto qualcuno si alza e va a ritirare qualcosa: ferri da stiro, lettori di cd, asciugamani, lampade. Pile e pile di enormi libroni dai colori sgargianti contornano tutto il locale.

È un negozio Argos. Le prime volte pensavo che si trattasse di una specie di bingo terra-terra, con premi non in vil denaro ma in piccoli elettrodomestici, un po’ come alle fiere di paese. Già mi intristivo pensando alla vita malinconica di chi passa il pomeriggio in un posto così spoglio, comprando con qualche spicciolo la speranza di vincere, se va bene, un frullatore.

Si tratta invece di una rete capillare di negozi molto spartani che fungono semplicemente da interfaccia verso un magazzino. Sfogliando il mastodontico catalogo che ti tirano dietro non appena entri, o consultandolo online, trovi il codice della merce che ti interessa. Con le macchinette simili a calcolatrici puoi vedere se l’oggetto che vuoi è disponibile in loco. Altrimenti puoi prenotare il ritiro via Internet, presso la sede che preferisci. Nel caso, fai la fila per pagare e poi aspetti che il garzone chiami il tuo numero dopo aver recuperato il tuo acquisto dal magazzino retrostante. Oppure puoi farti recapitare il tutto a casa.

Insomma, è il catalogo totale, il Postalmarket del futuro, una mano santa quando devi comprare, che so, un phon o un paio di cuffie col microfono, tanto per fare due esempi a caso. Altrimenti ci sta, sempre per fare un esempio a caso, che ti fai tutta Oxford Street da cima a fondo in preda ad una crisi isterica ripetendoti ossessivamente, mentre ti strappi i capelli, che non è possibile non riuscire a trovare una cippa di phon in un chilometro di negozi…

(È anche utile se arrivi a Londra una domenica pomeriggio e non hai le lenzuola e la coperta per dormire quella sera stessa.)

Ultima nota di folklore: accanto ad alcuni prezzi del catalogo, c’è un piccolo asterisco. La nota dice: scusate, non siamo riusciti ad abbassare il prezzo di questo prodotto dallo scorso catalogo. Sì: se non abbassano i prezzi di tutti i loro prodotti ogni sei mesi, questi non sono contenti…

4 commenti su “Gli Argosnauti

  1. Non avendo ancora letto tutti i precedenti post mi chiedevo… A Londra li hai trovati i cotton-fioc? 😀
    Felice di averti ritrovato,e stavolta sarà difficile incontrarci al Mac in stazione a Pisa !!!

  2. Benvenuta Sgrì! Non ti preoccupare, i cotton fioc fanno sempre parte del mio armamentario, mentre invece è un pezzo che mi sono disintossicato dalle tenerezze al limone! In realtà tornerò a Pisa fra non molto, quindi se passi in stazione guardati sempre bene intorno 😉

  3. Ma no, se vi va potete continuare a seguire le mie avventure anche dopo! Certo, ci saranno meno spunti…

    (Tra parentesi OsteLinus mi aspettavo un tuo commento sulla mostra dei graffitari!)

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