Archivio di Giugno 2008

Taxi blues

lunedì 30 giugno 2008

Cambridge, 2005, giorno imprecisato di Marzo, ore 02:59. Nel buio della deserta JJ Thomson Avenue un ragazzo italiano aspetta preoccupato con una valigia accanto. Ha prenotato il taxi il giorno prima. Ora però, nel silenzio della notte, è assalito dai dubbi. Se il taxi non dovesse arrivare bisognerebbe raggiungere la stazione dei pullman a piedi, ma il sentiero che taglia verso il centro non è illuminato, mentre passare da Madingley Road vorrebbe dire allungare troppo. Chiaramente si è lasciato dei margini, sia per andare a prendere il pullman, sia per proseguire da lì all’aeroporto. All’improvviso però questo margine sembra molto esiguo.

Ore 3:00. Il rumore di una macchina che sfreccia in lontananza turba la quiete della notte; il ragazzo si gira e vede l’auto venirgli incontro sgommando. Panther Taxis, con la sua flotta di 450 veicoli e il call center ultra-efficiente, è stata ancora una volta di parola.

Pisa, 2008, giorno imprecisato di Giugno, ore 06:15. Lo stesso ragazzo, con le valigie preparate la sera avanti, chiama il servizio radio taxi. Non ha potuto chiamarlo il giorno prima perché il concetto di prenotazione genera scandalo in questa parte di mondo. Il telefono squilla a vuoto. Con piglio ottimista imputa l’inconveniente ad un temporaneo problema di collegamento. Riprova dopo due minuti. Niente. Agguanta qualcosa per fare colazione, finisce di prepararsi, comincia a fare calcoli. Riprova ancora. Inutilmente.

Ore 6:25. Nonostante un cielo minacciosissimo, il ragazzo si avvia a piedi. Fortuna che non vive poi lontanissimo dall’aeroporto. Fortuna che ha un buon passo. Fortuna che la valigia è leggera. Fortuna che la pioggia comincia soltanto quando è già a metà, e non infierisce. Strada facendo, più per curiosità che per altro, il ragazzo continua a chiamare il servizio taxi. Invano. Arriva umidiccio, ma in orario.

Ora.

Non mi piace cadere in facili generalizzazioni, né voglio lasciarmi andare a sterile esterofilia, né è questo il luogo per accusare intere categorie di persone senza conoscere nei dettagli tutte le problematiche coinvolte.

Trovo però che avere un servizio taxi efficiente ed affidabile sia un segno di civiltà. Il taxi è già l’ultima spiaggia — se mi viene a mancare quello, cosa devo fare, fatemi capire? Teletrasportarmi?

Er Mosè de noantri

venerdì 27 giugno 2008

Ho finalmente scoperto che si chiamano Belisha beacon, mentre non sono ancora riuscito a sapere a quale orrenda punizione corporale si va incontro violandoli — ma, se tanto mi dà tanto, dev’essere piuttosto dolorosa.

Ma partiamo dall’inizio. I ritmi pigri della mia vita pisana, uniti al traffico nervosetto dei lungarni, mi hanno portato ad attraversare le strade, laddove non vi sia il semaforo, nel seguente modo. Mi avvicino alle strisce pedonali, perso nel mondo dei sogni; con la testa fra le nuvole, penso ai fatti miei finché non percepisco un vuoto nel flusso di automobili; a quel punto abbasso lentamente la testa per verificare che tale vuoto sia effettivamente in essere e, soprattutto, che non vi sia all’orizzonte la fin troppo frequente macchina che accelera istericamente a tavoletta, all’urlo di: “eh no, pedone di merda, non vorrai mica passare proprio davanti a me!”

Al che posso finalmente attraversare. L’intera operazione può arrivare a durare anche svariati minuti, ma che mi arrabbio a fare? Io non ho fretta, sa il cielo dove correte voi… andate, andate!

A Londra la maggior parte degli attraversamenti pedonali è col semaforo, per cui il problema non si pone.

La prima volta però che mi sono trovato davanti a delle strisce senza semaforo stavo dunque cominciando il lungo attraversamento alla pisana… ma come mi sono girato verso la strada, nel momento stesso in cui il mio corpo ha lontanamente cominciato a manifestare l’intenzione di attraversare, il traffico si è completamente paralizzato. Auto, tir, pullman… tutti fermi ad aspettare questo pirlozzo imbambolato che stava fermo sul marciapiede.

È stato lì che mi sono ricordato del grande potere dei Belisha beacons, cioè i lampioni lampeggianti arancioni che delimitano gli attraversamenti in UK. Si vede che se tagli la strada a un pedone di fronte a un Belisha ti staccano le unghie o ti cavano un occhio — non riesco a immaginarmi una tale osservanza delle regole al solo prospetto del ritiro della patente.

Pensare quadrimensionalmente

lunedì 23 giugno 2008

Al diavolo gli Europei: sono poche le giornate in cui uno può dire di aver accorciato la lista di cose da fare prima di morire!

Back To The Future

E ho pure scoperto di essere più alto di Batman!

Batman & Me

Siamo alla frutta…

giovedì 19 giugno 2008

…ma anche l’occhio vuole la sua parte.

Spigolature aeree

domenica 15 giugno 2008

Una donna ne spoglia un’altra, un indumento per volta. Prima il giacchetto, poi gli stivali. Poi è la volta della cintura. Alla fine la avvicina a sé e comincia a toccarla. Prima le braccia, poi il busto, poi anche le gambe.

Scene tratte da un film osé? No, ordinaria amministrazione al controllo sicurezza. Ma c’è anche chi ha piacere ad assistervi, dopo mezz’ora di fila in piedi.

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Per qualche motivo che non mi è del tutto chiaro, la composizione degli aerei tende a polarizzarsi: i passeggeri o sono quasi tutti italiani o quasi tutti inglesi. Del primo caso è facile accorgersi appena arrivati al gate, per la quantità e le dimensioni degli occhiali da sole presenti, entrambe abnormi. Anche il clima da gita scolastica dice qualcosa.

Per i meno attenti basta attendere l’atterraggio: se il numero di italiani presenti supera una certa soglia critica, parte l’applauso scrosciante per il pilota.

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La Ryanair non assegna i posti a sedere ma chi fa il check in online entra nell’aereo col primo gruppo. È facile allora ottenere un posto con le giuste caratteristiche — nel mio caso un posto lato finestrino davanti all’ala che altrimenti para la visuale.

Però il rischio è alto: chi si siederà accanto a te? La terribile famiglia col bambino? La coppia chiacchierona? Il gruppo di italiani chiassosi non lo temo tanto perché si mettono in fondo come si faceva a scuola.

L’ideale è trovare un posto libero contornato da persone che stanno già leggendo. Leggermente più rischioso è scegliere la fila che ha già il posto lato corridoio occupato: con un po’ di fortuna non si siederà nessuno in mezzo e poi, anche se dovesse accadere, sarà probabilmente un viaggiatore solitario.

Una volta ci si è piazzato una specie di culturista: ho dovuto fare tutto il viaggio storto. Battaglia persa… ma la guerra continua!