Archivio di febbraio 2009

Il Tribunale della città di P

mercoledì 25 febbraio 2009

Dato che la burocrazia è solitamente ragionevole, non avevo mai avuto motivo di visitare il Tribunale della Città di P prima d’ora. È quindi con un pizzico di curiosità che ho varcato la soglia di quel palazzo dall’aria moderna, amichevole e rilassata.

Nonostante il mio evidente spaesamento, nessuna guardia mi ha guardato male. Anzi, mi sono immediatamente imbattuto in un ufficio accoglienza che mi ha dato tutte le indicazioni del caso, indicazioni peraltro superflue giacché l’eccellente segnaletica mi avrebbe comunque guidato a colpo sicuro verso la persona giusta.

Tuttavia, dato che quello che mi serviva era un timbro e una firma e poco più, chiunque poteva esaudire questa richiesta e pertanto sono stato subito diretto verso la persona meno indaffarata, senza perdere tempo in inutili code, magari disorganizzate, rimpallato da un addetto all’altro.

E così, in pochi minuti era tutto fatto.

Questa esperienza mi ha rafforzato nella convinzione che il Tribunale, come l’Ospedale, è proprio un posto in cui non mi dispiacerebbe passare un po’ di tempo.

A volte risuccede

giovedì 19 febbraio 2009

Oh, kappa!

E con questo, detengo l’invidiabile record di aver rotto almeno un tasto in ognuno dei portatili che ho mai avuto.

E via Pietrasantiando

domenica 15 febbraio 2009

Questa settimana avevo una riunione a Pietrasanta, ridente cittadina che mi ispira una immotivata simpatia per il solo fatto di aver abitato per tanti anni in via Pietrasantina.

Quando è stato il momento di tornare, alla stazione ho trovato una gradita sorpresa: sul monitor, il treno per Pisa Centrale era annunciato prima dell’orario che mi pareva di ricordare. Quando arriva (in ritardo, ça va sans dire), me ne salgo quindi sul mio bel treno, fresco come un quarto di pollo, e mi metto a leggere.

Dopo una decina di minuti abbondanti, trascorsi nella più beata ignoranza, non è l’intelletto ad avanzare qualche dubbio, bensì proprio una sensazione viscerale, fisica.

“Mah,” dice il mio corpo, “sai che? A me pare che stiamo andando verso Nord…”

“E dai, basta con questa continua insicurezza,” risponde paternalista il raziocinio, “a sentir te, non chiudo mai la macchina e lascio il gas aperto ogni volta che esco di casa. Anche se… ora che mi ci fai pensare…” e qui la risatina di sufficienza si fa nervosa, “abbiamo preso il treno nella stessa direzione dell’andata!”

Al che, come se la cosa non mi riguardasse, chiedo al signore seduto di fronte a me:

“Mi scusi, buon uomo, dov’è diretto questo treno?”

“… A Spezia…”

“Curioso. Devo pertanto constatare con rammarico di aver sbagliato treno, porca maiala!”

Ora io dico: tu, corpo, se lo sapevi, perché non hai parlato prima? E tu, Trenitala, sui tuoi monitor, cosa cazzo mi dai tutta questa importanza ai treni in arrivo? Chi se ne frega?!

Un treno chiamato scaracchio

domenica 8 febbraio 2009

Qualche giorno fa, mentre aspettavo il treno, arriva un gruppo di ragazzetti sbraitanti, tre maschi e tre femmine. Messi uno sopra l’altro potevano raggiungere, to’, i tre metri, tre metri e mezzo, però facevano più casino di uno zoo. E qui già mi ero messo storto. Quando arriva il treno, i tre maschi salgono, e dal finestrino salutano le loro amiche.

Sputando.

In altri frangenti mi sarebbe partita nella testa la voce di Piero Angela, a spiegarmi come il giovane maschio della specie homo — scusate ma non me la sento di aggiungerci sapiens — cerchi di ottenere l’attenzione della femmina con comportamenti che in altre specie comporterebbero, e non a torto, l’estinzione immediata.

Invece, visto che quelli continuavano a sputare e il treno stava per partire, mi sono preoccupato di cosa avrei dovuto fare se malauguratamente quelli, passando dal corteggiamento al vandalismo, avessero sputato verso di me. Poiché estrarli dal finestrino tirandoli per i capelli e scaraventandoli sotto il primo treno in transito mi sembrava una soluzione eccessivamente violenta nonché carente di stile, l’unica soluzione che restava era la sputazza preventiva, cioè che fossi io a sputare al loro indirizzo prima che lo potessero fare loro.

Alla fine non ce n’è stato bisogno.