Clausole vessatorie
venerdì 27 marzo 2009
Con tante scuse a Randall Munroe.

Con tante scuse a Randall Munroe.
Estratto dall’arringa difensiva nel processo Contea di Pisa contro immigrato senese:
Rubare, certo, un reato disdicevole… ma possiamo poi dire che sottrarre un volantino dalla cassetta della pubblicità di un condominio sia davvero rubare? Si tratta di un oggetto gratis e per giunta destinato a sicuro cestinamento. Vi chiedo allora: è più grave questo furto, o la sciatteria con cui l’addetto al volantinaggio svolge il suo lavoro, mancando ogni mese di imbucare il volantino proprio alla porta dell’imputato?
E poi, Vostro Onore… è forse reato alla fine di una lunga giornata voler tornare a casa, buttarsi sul divano, e quivi fantasticare su un mondo ideale? Un mondo, cioè, in cui il mio assistito sia in possesso di stampante laser a colori, monitor a 42” e Guitar Hero World Tour?
È questo che volete, condannare un sogno?
L’imputato fu poi ritenuto colpevole e condannato a cinque mesi di pioggia.
Osserviamo come si comporta il nostro soggetto, che chiameremo X per motivi di privacy, al momento di mettere in pratica quanto imparato al corso di lingua spagnola seguito negli ultimi tempi.
In treno, un turista si avvicina chiedendo:
— ¿Hablas español?
X risponde:
— Un poquito.
Notare già qui la grande proprietà di linguaggio, la ricercatezza lessicale che, con fare ammiccante, mette subito a proprio agio l’interlocutore facendogli quasi intendere di essere fra compaesani.
Il turista chiede:
— ¿Cuanto tiempo para Florencia?
X risponde:
— Una hora.
Notare la finezza con cui X, lungi dal rispondere il maccheronico “unas oras” con cui si sarebbe illuso di farsi bello fino all’anno prima, arriva ad aggiungere ben una lettera in più rispetto all’equivalente risposta italiana. Vorrebbe tanto poter far mostra anche dell’acca ma, ahinoi, essa è muta nell’idioma iberico.
Convintosi dunque, senza ombra di dubbio, di trovarsi di fronte ad un poliglotta, il fortunato turista risponde:
— Thank you.