Flat tales / 4

Retrospettivamente, una disavventura di questo tipo avremmo dovuto metterla in conto. Per certi versi era una tappa obbligata, una sorta di rito di passaggio. Ma andiamo con ordine.

Ci rechiamo in quel di Highgate a vedere una casa il cui annuncio avevamo scovato sull’affidabile Moveflat. Avevamo appuntamento col tizio alle quattro. Puntuali, ci presentiamo sotto una piccola palazzina, non molto attraente a dire il vero. Un arzillo signore di origine greca ci fa strada e ci porta a vedere il suo appartamento.

Entriamo. Ci giriamo. Ci voltiamo. Ci stropicciamo gli occhi.

Stanze spaziose, luminose, pulite, silenziose. Mobilio moderno, nuovo e ben tenuto. Cucina abitabile con tutti i comforts. Insomma, l’appartamento dei nostri sogni!

Durante la visita, però, non capto in Elisa quell’eccitazione che mi sarei aspettato in una situazione del genere. Forse non ho notato qualche magagna? Perlustro ogni stanza spremendomi le meningi, facendo quante più domande possibili, le più disparate. Niente, tutto sembra andare bene.

Restiamo d’accordo col proprietario che torneremo a comunicare le nostre decisioni prima delle sei, giacché a quell’ora ci saranno altre visite.

“E quindi? Qual è il problema?!” chiedo appena usciamo. “Nessun problema, la casa è perfetta… troppo perfetta!” risponde Elisa, che in soldoni paventa, tanto per cambiare, una truffa.

Una truffa? Mi fermo un attimo: ripenso alla mezz’ora appena trascorsa in modalità flashback, chiedendomi in che modo posso essere stato piccionato, ma il momento in cui tutto torna, stile Il Sesto Senso, non arriva. È vero, la visita aveva avuto un che di artefatto: l’appartamento tanto ordinato da sembrare quasi non-vissuto; la pentola sul fuoco come a voler dare a bella posta l’idea opposta; una strana complicità fra il padrone di casa e l’inquilina uscente; e via dicendo.

D’altronde l’anticipo che il tizio ci ha chiesto sull’unghia è una cifra modesta e, francamente, non tale da giustificare una messinscena di questa portata. Una cifra, fra l’altro, che arrivati a questo punto mi sentirei anche di rischiare.

Dopo aver ripensato a tutto nei minimi dettagli scartiamo l’ipotesi della truffa. Ripensiamo alla casa, pensiamo a quanto è bella, facciamo un giro di telefonate per consultarci con genitori e amici, e alla fine, convintissimi, torniamo, di buona lena, alla casa — sicuri di essere ad un passo dall’avere finalmente trovato sistemazione.

Tanto abbiamo fatto che quando arriviamo sono praticamente le sei. Non sarà troppo tardi? Notiamo che le luci della casa sono spente. Perplesso, chiamo il tizio al telefono e gli comunico la nostra decisione.

“Ah”, dice. “C’è un problema”.

Un problema? Ecco, penso, vuoi vedere che questo è ora il momento topico in cui la truffa si esplica nella sua interezza? Mi chiederà più soldi? Mi chiederà di portarli da un’altra parte?

“L’appartamento è andato. Mi spiace. È venuta a vederlo una signora subito dopo che siete usciti voi. Le è piaciuto così tanto che mi ha pagato subito l’anticipo in contanti. Non ho potuto dirle di no. Mi spiace. Vi auguro buona fortuna per la vostra ricerca”.

7 commenti su “Flat tales / 4

  1. Quanto scritto mi fa pensare al fatto cheo noi italiani, (male) abituati alle “fregature” un pò dovunque, a volte siamo un pò troppo prudenti e così quando il più delle volte ci sembra “troppo bello per essere vero”, in realtà lo è!

    A questo punto vogliamo sapere come è andata a finire 🙂 In più, tutto quello che a puntate stai raccontando, fa ancora più capire il perchè del sacco degli euro che prende la via dello spazio profondo (dei portafogli londinesi) 😉

  2. ci sta fosse una truffa davvero, ha visto che non ci siete cascati subito e dopo vi ha inventato che era già presa… avete fatto bene secondo me

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