La smaterializzazione della high street inglese

A volte qualcuno dall’Italia mi chiede se e quanto si senta la crisi economica da queste parti. Nel complesso direi che nella vita di tutti i giorni, ora come ora, non si avverte molto; poi certo, se uno vuole andarsi a cercare i segnali non deve faticare per trovarli. Ad esempio la stagione dei saldi è durata tantissimo, con i negozi erano stracolmi sia di gente che di merce invenduta.

Più drammatiche, però, si stanno rivelando le chiusure di molte catene che facevano ormai parte del panorama della high street inglese, come già avevo accennato. L’anno scorso era stata la volta di Woolworths, una sorta di Upim d’oltremanica, scomparsa di schianto portandosi dietro quasi mille punti vendita (e decine di migliaia di dipendenti). È di poche settimane fa, invece, la dipartita della catena di librerie Borders.

Borders


A Borders ero particolarmente affezionato perché quando ero stato a Cambridge per la tesi era in pratica l’unico negozio che restava aperto dopo le cinque, concedendomi un po’ di rifugio alla fine delle giornate passate in laboratorio. Col tempo però era degenerata e non sapeva più di niente, era diventata la tipica libreria tamarra che non ha un minimo criterio nella presentazione e fa solo sconti a casaccio.

Anche la catena di articoli sportivi Sports World, che sicuramente avrà presente chiunque si sia fatto una girata per Oxford Street, sembra che stia per chiudere.

Sports World


Dico sembra perché a dire il vero sono svariati mesi che si presenta con quest’aria di smobilitazione, ma alla fine è sempre lì.

Tutte queste chiusure però hanno in comune un interessante tratto: i relativi marchi sopravvivono online. Forse quella che stiamo vedendo all’opera in questi anni nelle vie commerciali non è soltanto la crisi ma anche la definitiva maturazione del commercio online. Non a caso, mentre i negozi stringevano i denti per reggere l’urto di un Natale a cinghia tirata, Amazon si godeva beatamente un successo senza precedenti.

Io personalmente faccio la maggior parte degli acquisti non alimentari su internet da svariati anni ormai e mi sono sempre trovato benissimo. Non credo che torneremo indietro — specie nei paesi in cui le spedizioni funzionano. Spiace solo che in centro resteranno, a Londra come a Pisa, soltanto negozi di vestiti.

Un commento su “La smaterializzazione della high street inglese

  1. Prima di Natale c’era quel classico clima da svendita che in una libreria non mi era mai capitato di vedere: cartelloni gialli di pubblicità, libri buttati a terra, gente che si comprava roba improbabile solo perché costava due pound, enormi stanze piene di scaffali vuoti… Una tristezza!

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