Da che pulpito

Qualche giorno fa stavo mangiando un boccone con Elisa al Pret di Marble Arch. (Il motivo per cui eravamo lì verrà affrontato in un post venturo.)

Ad un tavolo vicino al nostro, si trovava una combriccola a dir poco bizzarra, all’incirca così composta:

  • un signore che sembrava uscito da una stampa sui vecchi lupi di mare
  • un ragazzo mingherlino con un’aria distinta d’altri tempi, che sembrava in libera uscita da un collegio
  • una ragazza piuttosto anonima
  • un uomo abbastanza robusto, pelato, in tenuta da jogging

Era subito chiaro che stavano discutendo di massimi sistemi. Si sentivano volare brandelli di considerazioni politiche e soprattutto religiose. L’eterogeneità della compagnia mi incuriosiva molto e mi spingeva a tendere l’orecchio. Ho poi lasciato perdere la prima volta che sono stati tirati in ballo i nazisti – per esperienza so che è meglio così.

Continuavo però a tenerli d’occhio per cercare una spiegazione alla composizione della tavolata. Visto anche che il simil-marinaio e il proto-culturista, lungi dall’andare d’amore e d’accordo, sembravano pure discutere in maniera accesa, mi chiedevo proprio cosa potesse averli portati allo stesso tavolo. Insomma, non sembravano conoscersi da molto.

E poi, all’improvviso, in diretta dai libri di Inglese delle scuole medie, l’illuminazione.

Marble Arch. Un angolo di Hyde Park. Lo Speakers’ Corner.

Tutto tornava: l’anziano signore stava cercando di mangiarsi un boccone dopo essere stato a predicare come sua probabile consuetudine. Volente o nolente, si era trascinato dietro un seguito sia di simpatizzanti — i due ragazzi — sia di minacciosi polemizzanti — il tizio muscoloso che evidentemente, mentre se ne stava correndo bello e buono nel parco, ne doveva aver sentita sparare qualcuna talmente grossa da costringerlo a interrompersi e a inseguire l’oratore fin dentro al negozio di panini!

2 commenti su “Da che pulpito

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