Archivio di ‘In viaggio’

Manchester in nove foto poco rappresentative

venerdì 26 febbraio 2010

Frammenti pseudocasuali di un weekend al di fuori dei confini londinesi, a trovare in extremis l’ormai ex-collega Peppuzzinellicchio in procinto di rientrare nello Stivale dopo sei mesi vessuti pericolosamente in quel di Manchester.

L’estatesi sta finendo

martedì 1 settembre 2009

E così, per la terza volta nella mia vita ho barattato un’estate con la stesura di un documento che nessuno leggerà mai. Mi consola il fatto che, comunque vada, sarà stata l’ultima.

A questo giro confesso che più che la costante patina di sudore o le punture di zanzare, sono state le angoscianti incertezze sul futuro prossimo a tenermi — e tenerci — svegli durante le notti agostane.

Inoltre quest’anno la nostra idea di fine settimana romantico è degenerata nel chiuderci in un test-center di Firenze a fare esami di inglese di cinque ore consecutive e a cavallo dei pasti. Per le coppiette in ascolto: ve lo sconsigliamo, si può fare di meglio.

Ma c’è una cosa che, da sola, ha risollevato le sorti di questa infausta stagione, e che resterà memorabile e indelebile negli anni a venire: la gara dei tubby.

Fra l’altro, ora che ci penso, buttarsi per una discesa di plastica bagnata su di un gommoncino dotato di maniglie è la cosa più vicina ad uno sport estremo che abbia mai praticato finora.

Un sentito grazie a Cristina e Tokai che hanno reso possibile questo grande scialamento, e l’hanno fotografato pure. A buon rendere!

The blur

mercoledì 24 giugno 2009

Il paradosso dei blog è che a volte rischiano di restare muti proprio nei momenti più concitati. Ad esempio nelle ultime due settimane ne ho passate di cotte e di crude.

Per cominciare sono stato al mare con alcuni ex-compagni delle superiori per celebrare i dieci anni dall’esame di maturità. Dieci: vi risparmio le solite lagne sui trenta alle porte e il tempo che passa. In compenso, grazie al fatto di essermi perso nonostante una delle strade più facili che la cartografia abbia mai concepito, ho varato l’acquisto di un navigatore satellitare — acquisto che richiederà mesi e mesi di studio, ma quella è un’altra storia.

In secondo luogo, per gli stessi motivi che mi portano a guidare gru nei porti di mezza Italia, sono finito a presidiare uno stand presso una fiera di tecnologie nautiche, fra venditori di luci da interni per yacht e espositori di macchine pulisci-cozze. Queste ultime purtroppo risultano eccessivamente ingombranti per cui temo che dovrò continuare a fare affidamento su quelle del supermercato.

In seguito, il caso ha voluto che mi ritrovassi a Milano proprio la sera in cui, con gara-4, la Mens Sana Basket o Montepaschi Siena che dir si voglia poteva aggiudicarsi il terzo scudetto consecutivo. Ma soprattutto il caso ha voluto che l’impeccabile Tokai, che in quanto ad ospitalità ha solo da insegnare, mi proponesse sua sponte di assistere al big match — o meglio big massacr, visto il risultato finale.

In tribuna, circondato da tifosi della Armani Jeans, mi sono sentito a tratti come Massimo Boldi in quei film a episodi in cui si ritrova fatalmente nella curva della Roma da milanista.

Tutto ciò però impallidisce di fronte alla agghiacciante scoperta che faccio al momento di estrarre la macchina foto per immortalare la storica serata. Quella che per qualche secondo sembra essere una foto sovraesposta, si rivela invece essere, così per ride, un lcd schiantato:

Non sei venuto malaccio in questa, via

nonché, come se non bastasse, un sinistro deja vu di dolorosi eventi da poco superati:

C'eravamo tanto amati

In soldoni, vi consiglio di evitare di farmi maneggiare oggetti dotati di monitor a cristalli liquidi fino ad almeno tutto il 2009.

E poi: a distanza di due giorni, a orari del tutto diversi e in una coppia di giorni piuttosto inusuali, mi sono trovato in treno a sedermi di fronte alla stessa identica persona. Se era un segno del destino, però, non era un segno del destino eterosessuale, perché trattavasi di maschio — riconosciuto fra l’altro grazie al colore dell’iPod. Nanocromatico.

Infine, se mi consentite di aggiungere il solito lamento su trasporti & servizi, ho potuto constatare senza mezzi termini quanto faccia schifo la stazione di Genova Porta Principe, sotto ogni possibile aspetto. E non sono uno che usa la parola “schifo” tanto facilmente, sicché rendetevi conto.

ps – Ovviamente in qualsiasi ristorante mi sia capitato di andare in questo periodo, sono sempre stato sovrastato da enormi televisori accesi e sparati a tutto volume…

The Silentiator

domenica 3 maggio 2009

Soggetto per un film horror. Nella speranza di vederlo realizzato prima possibile, cedo i diritti gratuitamente al primo produttore che me li chiede.

Siamo all’inizio di un lungo viaggio in treno. Una comitiva di otto persone composta in egual misura da adulti e bambini schiamazza rumorosamente, facendo largo uso di voci acute, risate, occasionali pianti e dispositivi elettronici.

Poco dopo la partenza il capotreno porge i suoi saluti ai passeggeri via interfono. Quando si raccomandanda di ridurre il volume della suoneria dei cellulari e di parlare a voce bassa, viene ricoperto da sberleffi e pernacchie dalla suddetta comitiva.

Qui il pubblico comincia a temere che qualcosa di brutto stia per succedere.

All’improvviso, infatti, si spengono le luci nella carrozza. Non si vede più nulla, ma si possono sentire, fra i lamenti sul servizio di Trenitalia e i vari “siamo in Italia” che si levano da più parti, dei sinistri passi zoppiccanti.

Tap, tap. Tap, tap. Tap, tap.

Tutti ammutoliscono. Tutti tranne la nostra comitiva, che continua a schiamazzare e a provare le suonerie dei cellulari, forti dei loro schermi retroilluminati.

I passi zoppicanti sono sempre più vicini… tap, tap… la tensione è alle stelle… tap, tap… chi sarà mai? Ma è..

il Silenziatore! Il Controllore Zombie Mutante che gira i treni obliterando la lingua di chi fa confusione!

Segue una scena estremamente splatter dove nessuno viene risparmiato, purtroppo neanche i bambini.

Il massacro viene temporaneamente interrotto al raggiungimento della prima stazione, dove il Silenziatore accende educatamente la luce e si fa urbanamente da parte per far scendere i passeggeri superstiti, in un continuo scambio di “Grazie”, “Mi scusi”, “Si figuri”, “Non c’è di che”.

Il film prosegue con varie scene del genere, dove il Silenziatore compare all’improvviso massacrando ora quello che salta la fila alle Poste, ora quello che getta la gomma a terra, ora quello che non si ferma sulle strisce — in generale insegnando le buone maniere di una volta finché la popolazione non si riduce di circa due terzi.

Nonostante l’atroce cruenza del film, se ne consiglia la visione anche ad un pubblico di minorenni, meglio se impressionabili.

Concezione partenopea

lunedì 15 dicembre 2008

Abbuffarsi di squisiti antipasti che preludono a primi di pesce o Vere Pizze™; terrorizzarsi nel ruolo di passeggero di macchine lanciate a folle velocità fra vicoli strettissimi; fare shopping; visitare rovine archeologiche come pure musei virtuali; svegliarsi al suono degli zampognari; farsi un bagno di folla nella via dei presepi.

Insomma, se non fosse stato per il maltempo, sarebbe stata una tipica visita a Napoli.