È ora di andarsene

giovedì 31 luglio 2008

Tired of England

Capisci che è ora di andartene quando:

  • la tua tessera scade e non puoi più entrare nel tuo ufficio
  • si fulmina la luce del bagno — e il bagno è senza finestre
  • la Ryanair, che già non ti offriva più la priorità di imbarco col check in online, presenta un bilancio disastroso e probabilmente taglierà molti voli
  • nello stesso giorno finisci i soldi sia sulla Oyster che sul cellulare (si vabbè, li posso ricaricare, però insomma…)
  • i soldi sono comunque agli sgoccioli
  • alla parola “hamburger” il tuo fegato reagisce con un gemito carico di sofferenza, mentre alla frase “birra a stomaco vuoto” si gira indispettito dall’altra parte
  • il futuro inquilino che prenderà il tuo posto ti telefona quotidianamente chiedendo con fare accusatorio quando te ne vai di preciso

Ehi, ehi! Tranquilli! Me ne vado, me ne vado… datemi solo un altro paio di giorni!

Bailando la salsa: il passo avanti

mercoledì 30 luglio 2008

Ecco, fra le cose che non avrei mai pensato di fare in questi sei mesi, c’era quella di partecipare ad una lezione di salsa.

In un pub.

Dentro un mercato, fra l’altro.

Chiuso, per giunta.

Ok, la faccenda acquista un pizzico di senso in più se specifico che il mercato era il Camden Lock, e che detto Lock ospita nel suo bel mezzo questo locale cubano (The Cuban, per l’appunto) che resta aperto anche quando le bancarelle e le botteghe più amate dai fricchettoni (nonché da me) hanno già chiuso.

The Cuban

Il giovedì, poi, a quanto pare, è serata di salsa. Quando sono arrivato il locale sembrava ancora un normale pub, tant’è che ho pensato di aver sbagliato posto. Poi, all’improvviso, il volume della musica si è alzato, tutti si sono allineati e io, col bicchiere di birra ancora in mano, mi sono trovato in mezzo a svariate file di persone che cercavano di seguire un istruttore assolutamente invisibile, lontano diversi strati di folla.

Questo attimo di pura follia si è poi un po’ stemperato quando la gente è stata divisa in tre cerchi: principiante, intermedio e avanzato. L’istruttore, dall’aspetto più sudatizzo che latino, era simpatico ma viaggiava abbastanza; alla fine, per stare sempre a guardarlo, ho rimediato più un discreto torcicollo che una conoscenza dei rudimenti della salsa.

Nonostante i miei sforzi, però, non sono riuscito a diventare lo zimbello dell’intero locale, ma solo del mio gruppo di amici: il che è già un passo avanti.

Il mondo è fatto ad ascensori

mercoledì 30 luglio 2008

E, com’è noto, c’è chi scende e c’è chi sale.

The shaft

Ma, attenzione, non al primo piano!

Spiegazione: le aule e i laboratori si trovano al primo piano, mentre gli uffici di professori e ricercatori si trovano nei piani superiori — quinto e sesto nel caso di informatica.

Già l’avete capito: in periodo di lezioni, l’ascensore era sempre occupato da studenti che facevano su e giù dal primo piano per evitarsi un’unica rampa di scale, impedendo al resto del personale di raggiungere il proprio ufficio o lasciando loro la sola prospettiva di farsi sei piani a piedi.

Soluzione: al primo piano ci vai solo se hai la carta autorizzata, bello!

◊ ◊ ◊

Anche se, vi dico la verità, la mia prima reazione a questa notizia era stata: sei piani di scale, e che saranno mai!

Quando poi ho visto che a vedere il numero sei ci arrivavo lingua a terra, ansimante, col giramento di testa e le gambe tremule, mi sono detto: ok, ora tu queste scale te le farai almeno una volta al giorno.

Scale di emergenza

E così è stato. Ora dopo questo strenuo allenamento arrivo su noncurante della calura e dell’effetto serra — anche se un po’ sudaticcio.

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Tornando agli ascensori, invece, devo dire che la loro inaffidabilità getta un po’ di ironico discredito sull’informatica stessa, le cui migliori menti essi dovrebbero trasportare quotidianamente.

A volte, per dire, l’ascensore si confonde e dice, a voce, un piano diverso da quello a cui è arrivato. E fin qui pazienza.

Altra cosa carina è che a volte i tasti danno feedback acustico senza che la loro pressione abbia sortito alcun effetto. Ne premi uno, senti il bip… ma l’ascensore resta fermo finché non lo premi di nuovo, un po’ più a fondo.

Pulsantiera

La cosa migliore è quando le porte non si chiudono del tutto, lasciando un paio di centimetri di spiraglio. Un cicalino fastidiosissimo comincia a suonare all’impazzata, al che persone generalmente composte sfoderano un’insospettata forza erculea e provano, fra atroci sforzi, a chiuderle a mano. Spassosissimo.

Mi sembra quasi di vederlo, il povero stagista al secondo anno di università, che nel giro di due mesi viene messo a programmare la centralina dell’ascensore, senza alcun tipo di istruzione formale a monte (”troverai tutto quello che ti serve su Google!”) e senza uno straccio di controllo di qualità a valle (”bah, sembra funzionare, ora installiamolo su tutti i nuovi modelli!”)…

Bip!

La doccia che non ti aspetti

sabato 26 luglio 2008

Quando ho visto che nel bagno al piano terra dell’edificio di Ingegneria c’era una doccia, me la stavo quasi ridendo. È uno di quei bagni accessibili anche ai portatori di handicap, (giustamente) richiesti per legge. L’aggiunta della doccia mi era parsa un’alzata d’ingegno di qualche architetto, giusto per riempire lo spazio restante e non farsi mancare nulla.

La risata mi si è smorzata in gola la volta successiva, quando, entrando, sciaff! mi sono accorto che il bagno era mezzo allagato, nonché saturo di quell’odore tipico della doccia fatta in palestra: non so se avete presente.

Insomma sì, esiste gente che si fa la doccia nell’atrio di Ingegneria.

Ehm...

L’unica spiegazione che mi riesco a dare è che nel “campus” della UCL ci sono anche palestre, piscine e via dicendo; in perfetto stile anglosassone non manca chi, invece della pausa pranzo, si fa una nuotata o una partita a squash. E poi si fa la doccia in ufficio.

La nuova serie

mercoledì 23 luglio 2008

La vita è come un film — per alcuni. Per la maggior parte di noi, invece, mi sa che la vita è più come un telefilm, o meglio come una sit-com.

Infatti invece che un continuo susseguirsi di avvenimenti eccitanti a ritmo serrato, è più che altro una sequenza di periodi ciascuno dei quali piuttosto omogeneo. Per un po’ gravitiamo intorno a certe persone e a certi luoghi, poi ogni tanto cambiamo casa, facciamo nuove amicizie, ci buttiamo in nuove attività… ed è come se cominciasse una nuova serie.

Ci sono momenti in cui questa sensazione è particolarmente forte. Ad esempio l’esame di maturità: lì c’è proprio l’aria di smobilitazione da ultima puntata, i personaggi che prendono strade diverse, i set che vengono abbandonati, la rievocazione dei primi episodi. La laurea ad esempio dà meno quest’impressione, forse per via del fatto che avviene in maniera non perfettamente sincronizzata fra i vari personaggi.

La settimana scorsa è stata uno di questi momenti, quando sono venute a casa un po’ di persone a vedere l’appartamento. Sia io che il giapponese ce ne andiamo, quindi Jon deve cercare dei nuovi coinquilini. La scena era proprio la tipica sequenza dei colloqui a raffica: si presentavano persone le più diverse e poi, una volta uscite, noi ci guardavamo negli occhi e scuotevamo la testa.

Anche se, a ben vedere, erano più che altro loro a guardare il nostro appartamento e a scuotere la testa, congedandosi con sorrisi di circostanza e scappandosene, svoltato l’angolo, a gambe levate.

L'ingresso

Ma comunque, mi veniva proprio da pensare che, fra quelle, c’erano le persone con cui Jon vivrà per almeno sei mesi… chissà? Potrebbero nascere nuove amicizie, legami che potrebbero diventare importanti e protrarsi per tutta la vita. Vedi quei volti che al momento non ti dicono niente, esattamente come quando sei davanti alla tv e sai che stai facendo conoscenza con dei nuovi personaggi: presto ti saranno familiari e non ricorderai manco più come ti sono sembrati la prima volta.

Dal canto mio in questa stagione a Londra mi sono sentito un po’ una guest star, un personaggio che ha avuto la sua popolarità ma che gli sceneggiatori non sapevano più come sfruttare e di cui quindi ora si disfanno senza remore. Ma i fan non temano: dopo la pausa estiva, torno mattatore nella nuova, italianissima serie di Anche gli informatici, nel loro piccolo, si incazzano!