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La prima “prima della prima”

mercoledì 14 luglio 2010

Un grosso studio di effetti speciali tipicamente lavora su più film contemporaneamente. La forza lavoro viene assegnata ai vari progetti in funzione del tempo a disposizione e della quantità di lavoro da fare, dopodiché gli show — come vengono chiamati in gergo — sono abbastanza indipendenti gli uni dagli altri, talvolta arrivando anche a sviluppare un certo senso di cameratismo.

Noi del dipartimento di ricerca e sviluppo siamo super partes rispetto ai film — ci occupiamo di tutti e di nessuno. Questo ha il vantaggio indubbio che raramente finiamo per essere sotto pressione all’avvicinarsi delle scadenze. Per contro, quando è il momento di godere di privilegi riservati a chi ha (duramente) lavorato ad un certo film, noi siamo in una zona grigia: strettamente parlando non ne avremmo diritto mai, allentando le maglie ne avremmo diritto sempre. In pratica, non c’è una regola e ogni volta è una storia a sé.

Uno di questi privilegi sono le feste di fine consegna, o wrap up party. Proprio poco tempo fa ho partecipato ad uno di questi party che si svolgeva in un bowling con tanto di torneo annesso — con noi intrusi che per poco non lo andavamo a vincere!

L’altro privilegio evidente sono le visioni in anteprima, i cosiddetti screening. La settimana scorsa è stata la mia prima volta anche per quello. Avevamo un cinema riservato tutto per noi in Leicester Square. Sulle prime ho pensato che si trattasse addirittura della prima che fanno con gli attori, ma quella sarebbe stata invece il giorno dopo.

Bisognava registrarsi con largo anticipo e presentarsi per tempo con l’invito stampato. La minacciosa security della casa di produzione, terrorizzata da eventuali leak, confiscava qualsiasi apparecchiatura elettronica all’ingresso, ivi inclusi i cellulari. Quando eravamo tutti seduti — una marea di persone, non solo della mia compagnia — è entrato il regista che, microfono alla mano, ci ha brevemente ringraziato augurandoci una buona visione.

Finito il film, tutti sono rimasti diligentemente a sedere per i titoli di coda, aspettando che il proprio nome comparisse fugace sul grande schermo, avvolto da decine di altri. Avuta questa piccola soddisfazione, ci siamo dispersi, tronfi, nella notte londinese.

Campionamenti del Mondo

giovedì 10 giugno 2010

1982 — È il caso di dirlo: se c’ero dormivo. Ma ho sempre ritenuto di buon auspicio cominciare con una vittoria.

1986 — Ricordo solo che Topolino ne fece un gran parlare; io di certo non colsi la portata dell’evento.

1990 — Vittima senza speranza della tempesta mediatica, sommerso da montagne di merchandising,¹ collezionavo religiosamente ogni tipo di inserto speciale e arrivai persino a fare un mio giornalino.² Soprattutto fui contagiato dall’entusiasmo di un fantastico gruppo di amici… dei miei genitori, che organizzarono sontuose cene e tifarono Schillaci fin dall’inizio, prima ancora che esplodesse.

1994 — Passavo dalle medie alle superiori, le partite le vidi quasi tutte fuori casa col mio amico Leonardo, in seguito perso di vista. Ricordo in particolare una sera a casa sua con tutti gli anziani della famiglia seduti intorno al tavolo, un po’ una scena da Bar Sport di altri tempi. Ma la lotteria dei rigori finii per soffrirmela da solo al buio in camera mia — anche per via di certi focolai di tifo avverso presenti in casa (una storia a parte).

1998 — Le superiori volgevano al termine e stavolta la coppia fissa era con Alessandro, con cui ho mantenuto i contatti e che ora, guarda il caso, vive a Londra. La scena memorabile è, senza ombra di dubbio, l’uscita ai rigori contro la Francia: noi due chiusi a chiave in cucina a imprecare e sbattere sedie, sua mamma che da fuori gridava: “Che succede? Aprite! Aprite o sfondo la porta!”

2002 — Già la terza estate pisana che passavo chiuso in casa a studiare, afflitto dal caldo e dalle zanzare. Con la mia invidiata “stazione multimediale” già smantellata da tempo (anche questa è una storia a parte), dovetti ridurmi ad affittare una televisione.³ Proprio per questo è forse il mondiale di cui ho visto più partite, però alla fine non fu nulla più di un rumore di fondo. Non ricordo nemmeno dov’ero quando un bolsissimo Vieri non riuscì a staccarsi da terra di quel tanto che bastava per evitare un beffardo golden gol.⁴

2006 — Questo fu vissuto più pienamente. Stavolta furono la voglia di riscatto, la fiducia nel gruppo e — per quanto mi riguarda — il duraturo sodalizio con la conventicola del Cdr, a valerci il mondiale. La coppa fu festeggiata fra Piazza Garibaldi e il Ponte di Mezzo — ovviamente morti di afa anche a notte inoltrata.

Del 2010 non so che dire se non che vedere l’Inghilterra che festeggia la coppa a Londra sarebbe sicuramente un’esperienza incredibile; oppure mi piacerebbe vedere vincere una squadra che non l’ha mai fatto. Sicuramente, ancora una volta, il Mondiale resterà la cartolina di un altro luogo, di un altro posto, di altre persone.

¹ — Chi si ricorda la palla con gli inni di tutte le squadre? Era fichissima, ma mi durò tre settimane scarse.
² — Di cui ero ovviamente l’unico lettore.
³ — Lo so, fa un po’ impressione a scriverlo.
⁴ — Che, per lo meno, ci evitò di uscire ai rigori per la quarta volta consecutiva.

Trenini

lunedì 26 aprile 2010

Potevo non andare ad una mostra mercato di modellismo ferroviario che si teneva praticamente sotto casa mia?

La risposta, ovviamente, è: no, non potevo. Non avrei mai scoperto l’esistenza della T-Gauge, per dire.

Quello che potevo evitare, invece, era di perdere due settimane a imprecare contro software instabili, computer lenti, upload interminabili, bug vari di Youtube — e tutto ciò per fare un filmato completamente inutile visto che ce ne erano già a bizzeffe.

(E la morale è: mai mettersi contro dei veri fissati, specie se sono in pensione da anni.)

White Befanas

mercoledì 6 gennaio 2010

Anche se in Uk la Befana non si festeggia, stamattina abbiamo comunque avuto un’epifania:

Sorpresa non era, giacché i giornali da giorni titolano morigeratamente “EXTREME WEATHER WARNING”, giacché anche qui i trasporti soffrono abbastanza il maltempo. Alla fine invece oggi si è viaggiato abbastanza tranquillamente. Volevo aggiungere delle foto da central London ma lì — nonostante ore di fiocchi di neve grossi come palline di polistirolo — non ha attecchito.

PS – Gli scoiattoli stanno bene, li abbiamo visti rincorrersi nella neve, ma non ho fatto in tempo a fotografarli, argh!

Zumma zumma baccalà

mercoledì 4 novembre 2009

Benvenuti all’angolo dell’orgoglio geek. Questa settimana parliamo di fotocamere digitali.

Morta una macchina foto se ne fa un’altra. Non prima di mesi e mesi di approfondite ricerche su Internet, of course. Alla fine ho deciso di cambiare un po’ genere e puntare su una macchina che, pur restando una point & shoot compatta, mi desse un buono zoom. Alla fine la scelta è caduta sulla Panasonic Lumix Tz6, e questi sono i risultati. Da così (grandangolo):

Grandangolo

a così (zoom 12x):

Zoom

Niente male no?

Ma sentite questa: l’ho comprata su Internet ad ottimo prezzo presso un sito che oltre al modello normale ne offriva una versione “reboxed” con un ulteriore sconto di 20 pound: in sostanza essendosi danneggiata la scatola originale, l’avrebbero spedita in un imballaggio anonimo. Si poteva temere che fosse danneggiato anche il contenuto, però ho deciso di correre il rischio abbastanza serenamente — in fondo anche qui c’è il recesso, eh.

Quando è arrivata a dire il vero ero un po’ teso. Però poi non solo era perfettamente integra e nuova di zecca… ma era anche la Tz7! E cioè la ben più cara sorella maggiore, che, in più, fa anche i filmati in hd come avete avuto modo di apprezzare qualche giorno fa.

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Purtroppo si può zoomare quanto si vuole ma se si è abbastanza baccalà da non portarsi dietro l’oggetto quando serve, la tecnologia nulla può. E quindi quando la settimana scorsa sono andato a sentire Jorge Cham fare la sua presentazione su “The Power of Procrastination”, in un’aula gremita di gente, tutto ciò che sono riuscito a portarmi a casa sono: numero una foto sul cellulare (ivi intrappolata causa mancanza di collegamento Bluetooth) e il quarto volume di PhdComics debitamente autografato:

PhD Comics

Stavo per aggiungere che mi sono portato a casa anche un’ora di continue risate e divertimento, ma chi voglio prendere in giro? Se non c’è la foto non è successo.