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La prima “prima della prima”

mercoledì 14 luglio 2010

Un grosso studio di effetti speciali tipicamente lavora su più film contemporaneamente. La forza lavoro viene assegnata ai vari progetti in funzione del tempo a disposizione e della quantità di lavoro da fare, dopodiché gli show — come vengono chiamati in gergo — sono abbastanza indipendenti gli uni dagli altri, talvolta arrivando anche a sviluppare un certo senso di cameratismo.

Noi del dipartimento di ricerca e sviluppo siamo super partes rispetto ai film — ci occupiamo di tutti e di nessuno. Questo ha il vantaggio indubbio che raramente finiamo per essere sotto pressione all’avvicinarsi delle scadenze. Per contro, quando è il momento di godere di privilegi riservati a chi ha (duramente) lavorato ad un certo film, noi siamo in una zona grigia: strettamente parlando non ne avremmo diritto mai, allentando le maglie ne avremmo diritto sempre. In pratica, non c’è una regola e ogni volta è una storia a sé.

Uno di questi privilegi sono le feste di fine consegna, o wrap up party. Proprio poco tempo fa ho partecipato ad uno di questi party che si svolgeva in un bowling con tanto di torneo annesso — con noi intrusi che per poco non lo andavamo a vincere!

L’altro privilegio evidente sono le visioni in anteprima, i cosiddetti screening. La settimana scorsa è stata la mia prima volta anche per quello. Avevamo un cinema riservato tutto per noi in Leicester Square. Sulle prime ho pensato che si trattasse addirittura della prima che fanno con gli attori, ma quella sarebbe stata invece il giorno dopo.

Bisognava registrarsi con largo anticipo e presentarsi per tempo con l’invito stampato. La minacciosa security della casa di produzione, terrorizzata da eventuali leak, confiscava qualsiasi apparecchiatura elettronica all’ingresso, ivi inclusi i cellulari. Quando eravamo tutti seduti — una marea di persone, non solo della mia compagnia — è entrato il regista che, microfono alla mano, ci ha brevemente ringraziato augurandoci una buona visione.

Finito il film, tutti sono rimasti diligentemente a sedere per i titoli di coda, aspettando che il proprio nome comparisse fugace sul grande schermo, avvolto da decine di altri. Avuta questa piccola soddisfazione, ci siamo dispersi, tronfi, nella notte londinese.

Zumma zumma baccalà

mercoledì 4 novembre 2009

Benvenuti all’angolo dell’orgoglio geek. Questa settimana parliamo di fotocamere digitali.

Morta una macchina foto se ne fa un’altra. Non prima di mesi e mesi di approfondite ricerche su Internet, of course. Alla fine ho deciso di cambiare un po’ genere e puntare su una macchina che, pur restando una point & shoot compatta, mi desse un buono zoom. Alla fine la scelta è caduta sulla Panasonic Lumix Tz6, e questi sono i risultati. Da così (grandangolo):

Grandangolo

a così (zoom 12x):

Zoom

Niente male no?

Ma sentite questa: l’ho comprata su Internet ad ottimo prezzo presso un sito che oltre al modello normale ne offriva una versione “reboxed” con un ulteriore sconto di 20 pound: in sostanza essendosi danneggiata la scatola originale, l’avrebbero spedita in un imballaggio anonimo. Si poteva temere che fosse danneggiato anche il contenuto, però ho deciso di correre il rischio abbastanza serenamente — in fondo anche qui c’è il recesso, eh.

Quando è arrivata a dire il vero ero un po’ teso. Però poi non solo era perfettamente integra e nuova di zecca… ma era anche la Tz7! E cioè la ben più cara sorella maggiore, che, in più, fa anche i filmati in hd come avete avuto modo di apprezzare qualche giorno fa.

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Purtroppo si può zoomare quanto si vuole ma se si è abbastanza baccalà da non portarsi dietro l’oggetto quando serve, la tecnologia nulla può. E quindi quando la settimana scorsa sono andato a sentire Jorge Cham fare la sua presentazione su “The Power of Procrastination”, in un’aula gremita di gente, tutto ciò che sono riuscito a portarmi a casa sono: numero una foto sul cellulare (ivi intrappolata causa mancanza di collegamento Bluetooth) e il quarto volume di PhdComics debitamente autografato:

PhD Comics

Stavo per aggiungere che mi sono portato a casa anche un’ora di continue risate e divertimento, ma chi voglio prendere in giro? Se non c’è la foto non è successo.