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La prima “prima della prima”

mercoledì 14 luglio 2010

Un grosso studio di effetti speciali tipicamente lavora su più film contemporaneamente. La forza lavoro viene assegnata ai vari progetti in funzione del tempo a disposizione e della quantità di lavoro da fare, dopodiché gli show — come vengono chiamati in gergo — sono abbastanza indipendenti gli uni dagli altri, talvolta arrivando anche a sviluppare un certo senso di cameratismo.

Noi del dipartimento di ricerca e sviluppo siamo super partes rispetto ai film — ci occupiamo di tutti e di nessuno. Questo ha il vantaggio indubbio che raramente finiamo per essere sotto pressione all’avvicinarsi delle scadenze. Per contro, quando è il momento di godere di privilegi riservati a chi ha (duramente) lavorato ad un certo film, noi siamo in una zona grigia: strettamente parlando non ne avremmo diritto mai, allentando le maglie ne avremmo diritto sempre. In pratica, non c’è una regola e ogni volta è una storia a sé.

Uno di questi privilegi sono le feste di fine consegna, o wrap up party. Proprio poco tempo fa ho partecipato ad uno di questi party che si svolgeva in un bowling con tanto di torneo annesso — con noi intrusi che per poco non lo andavamo a vincere!

L’altro privilegio evidente sono le visioni in anteprima, i cosiddetti screening. La settimana scorsa è stata la mia prima volta anche per quello. Avevamo un cinema riservato tutto per noi in Leicester Square. Sulle prime ho pensato che si trattasse addirittura della prima che fanno con gli attori, ma quella sarebbe stata invece il giorno dopo.

Bisognava registrarsi con largo anticipo e presentarsi per tempo con l’invito stampato. La minacciosa security della casa di produzione, terrorizzata da eventuali leak, confiscava qualsiasi apparecchiatura elettronica all’ingresso, ivi inclusi i cellulari. Quando eravamo tutti seduti — una marea di persone, non solo della mia compagnia — è entrato il regista che, microfono alla mano, ci ha brevemente ringraziato augurandoci una buona visione.

Finito il film, tutti sono rimasti diligentemente a sedere per i titoli di coda, aspettando che il proprio nome comparisse fugace sul grande schermo, avvolto da decine di altri. Avuta questa piccola soddisfazione, ci siamo dispersi, tronfi, nella notte londinese.

Birmingham e la fabbrica di cioccolato

mercoledì 12 maggio 2010

Stanca di non trovare il biglietto d’oro nonostante il prolungato e assiduo impegno, Elisa ha sbottato: “basta ci andiamo lo stesso!”

E così una domenica mattina ci siamo ritrovati a sonnecchiare, invece che nel letto, su un pendolino diretto a Birmingham.

Da lì poi ci siamo diretti verso lo stabilimento dell’azienda dolciaria Cadbury, forse un po’ sconosciuta dalle nostre parti ma orgoglio nazionale qui.

La stazione è inconfondibile, interamente di colore viola — che non è il colore sociale soltanto di quegli altri. Siamo a Bournville, ridente villaggio costruito a suo tempo dal signor Cadbury in persona per i suoi operai, onde sottrarli alle difficoltà della frenetica vita cittadina. Un’imprenditoria romantica cui non siamo più abituati: poco più di un secolo dopo, sono le impalpabili e fredde operazioni finanziarie a tenere banco, con la società che viene acquisita da una multinazionale.

Il percorso interno è come te lo immagineresti: una parte didattica introduttiva con la storia della cioccolata e della Cadbury, seguita da una parte — molto interessante — dove spiegano come nascono i vari prodotti. Infine la parte cui tenevo di più: una sbirciata alla fabbrica vera, dove vediamo la mia adorata Fruit & Nut durante l’operazione di packaging.

Alla fine facciamo rientro a casa in tarda serata con la bocca un po’ allappata e una busta piena di souvenir, del tipo che preferiamo: quelli commestibili.

Trenini

lunedì 26 aprile 2010

Potevo non andare ad una mostra mercato di modellismo ferroviario che si teneva praticamente sotto casa mia?

La risposta, ovviamente, è: no, non potevo. Non avrei mai scoperto l’esistenza della T-Gauge, per dire.

Quello che potevo evitare, invece, era di perdere due settimane a imprecare contro software instabili, computer lenti, upload interminabili, bug vari di Youtube — e tutto ciò per fare un filmato completamente inutile visto che ce ne erano già a bizzeffe.

(E la morale è: mai mettersi contro dei veri fissati, specie se sono in pensione da anni.)

Cronache dal nuovo mondo

lunedì 11 gennaio 2010

E quindi, ridendo e scherzando, ho già passato una settimana al mio nuovo lavoro.

Che dire? In ordine sparso: sono finito in un covo di supergeek, mi hanno dato una scrivania bella larga con due monitor e una sedia come il dio dell’ergonomia comanda, usiamo Linux, le comunicazioni avvengono tramite newsgroup interni stile Usenet, siamo al confine fra Chinatown e Soho (la zona dei teatri o il quartiere a luci rosse, come preferite voi), il pranzo settimanale del dipartimento si tiene da un giapponese, c’è una cucina piena di materiale per farsi cereali e toast vari tutto il giorno, passando per i corridoi brillano nel buio immagini in lavorazione di film che vedranno le sale fra svariati mesi.

Mi rendo conto che per alcuni questo scenario potrebbe sembrare da incubo, ma per me… cosa volere di più?? La settimana si è addirittura conclusa con la serata beer & pizza che, a quanto pare, si tiene ogni primo venerdì del mese. La gente poi è tutta abbastanza giovane, in fondo l’azienda ha meno di dieci anni anche se conta già più di 700 dipendenti

Poi sicuramente verranno i momenti più duri e, si sa, non saranno tutte rose e fiori — questo l’ho già messo in conto. Ma per il momento ho deciso di godermi questa piccola luna di miele.

Unica nota dolente della settimana: i trasporti. Eh sì, finita la vita dell’uomo privo di orari, ho assaggiato il dramma della metro nell’ora di punta: vedersi passare davanti treni su treni tutti pieni zeppi e alla fine riuscire a entrare in uno solo spalmandosi a mo’ di sottiletta sulla massa umana già presente. La mia segreta speranza è che questa follia fosse esacerbata dalla neve — alle prossime settimane l’ardua sentenza.

Zumma zumma baccalà

mercoledì 4 novembre 2009

Benvenuti all’angolo dell’orgoglio geek. Questa settimana parliamo di fotocamere digitali.

Morta una macchina foto se ne fa un’altra. Non prima di mesi e mesi di approfondite ricerche su Internet, of course. Alla fine ho deciso di cambiare un po’ genere e puntare su una macchina che, pur restando una point & shoot compatta, mi desse un buono zoom. Alla fine la scelta è caduta sulla Panasonic Lumix Tz6, e questi sono i risultati. Da così (grandangolo):

Grandangolo

a così (zoom 12x):

Zoom

Niente male no?

Ma sentite questa: l’ho comprata su Internet ad ottimo prezzo presso un sito che oltre al modello normale ne offriva una versione “reboxed” con un ulteriore sconto di 20 pound: in sostanza essendosi danneggiata la scatola originale, l’avrebbero spedita in un imballaggio anonimo. Si poteva temere che fosse danneggiato anche il contenuto, però ho deciso di correre il rischio abbastanza serenamente — in fondo anche qui c’è il recesso, eh.

Quando è arrivata a dire il vero ero un po’ teso. Però poi non solo era perfettamente integra e nuova di zecca… ma era anche la Tz7! E cioè la ben più cara sorella maggiore, che, in più, fa anche i filmati in hd come avete avuto modo di apprezzare qualche giorno fa.

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Purtroppo si può zoomare quanto si vuole ma se si è abbastanza baccalà da non portarsi dietro l’oggetto quando serve, la tecnologia nulla può. E quindi quando la settimana scorsa sono andato a sentire Jorge Cham fare la sua presentazione su “The Power of Procrastination”, in un’aula gremita di gente, tutto ciò che sono riuscito a portarmi a casa sono: numero una foto sul cellulare (ivi intrappolata causa mancanza di collegamento Bluetooth) e il quarto volume di PhdComics debitamente autografato:

PhD Comics

Stavo per aggiungere che mi sono portato a casa anche un’ora di continue risate e divertimento, ma chi voglio prendere in giro? Se non c’è la foto non è successo.