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Cronache dal nuovo mondo

lunedì 11 gennaio 2010

E quindi, ridendo e scherzando, ho già passato una settimana al mio nuovo lavoro.

Che dire? In ordine sparso: sono finito in un covo di supergeek, mi hanno dato una scrivania bella larga con due monitor e una sedia come il dio dell’ergonomia comanda, usiamo Linux, le comunicazioni avvengono tramite newsgroup interni stile Usenet, siamo al confine fra Chinatown e Soho (la zona dei teatri o il quartiere a luci rosse, come preferite voi), il pranzo settimanale del dipartimento si tiene da un giapponese, c’è una cucina piena di materiale per farsi cereali e toast vari tutto il giorno, passando per i corridoi brillano nel buio immagini in lavorazione di film che vedranno le sale fra svariati mesi.

Mi rendo conto che per alcuni questo scenario potrebbe sembrare da incubo, ma per me… cosa volere di più?? La settimana si è addirittura conclusa con la serata beer & pizza che, a quanto pare, si tiene ogni primo venerdì del mese. La gente poi è tutta abbastanza giovane, in fondo l’azienda ha meno di dieci anni anche se conta già più di 700 dipendenti

Poi sicuramente verranno i momenti più duri e, si sa, non saranno tutte rose e fiori — questo l’ho già messo in conto. Ma per il momento ho deciso di godermi questa piccola luna di miele.

Unica nota dolente della settimana: i trasporti. Eh sì, finita la vita dell’uomo privo di orari, ho assaggiato il dramma della metro nell’ora di punta: vedersi passare davanti treni su treni tutti pieni zeppi e alla fine riuscire a entrare in uno solo spalmandosi a mo’ di sottiletta sulla massa umana già presente. La mia segreta speranza è che questa follia fosse esacerbata dalla neve — alle prossime settimane l’ardua sentenza.

Zumma zumma baccalà

mercoledì 4 novembre 2009

Benvenuti all’angolo dell’orgoglio geek. Questa settimana parliamo di fotocamere digitali.

Morta una macchina foto se ne fa un’altra. Non prima di mesi e mesi di approfondite ricerche su Internet, of course. Alla fine ho deciso di cambiare un po’ genere e puntare su una macchina che, pur restando una point & shoot compatta, mi desse un buono zoom. Alla fine la scelta è caduta sulla Panasonic Lumix Tz6, e questi sono i risultati. Da così (grandangolo):

Grandangolo

a così (zoom 12x):

Zoom

Niente male no?

Ma sentite questa: l’ho comprata su Internet ad ottimo prezzo presso un sito che oltre al modello normale ne offriva una versione “reboxed” con un ulteriore sconto di 20 pound: in sostanza essendosi danneggiata la scatola originale, l’avrebbero spedita in un imballaggio anonimo. Si poteva temere che fosse danneggiato anche il contenuto, però ho deciso di correre il rischio abbastanza serenamente — in fondo anche qui c’è il recesso, eh.

Quando è arrivata a dire il vero ero un po’ teso. Però poi non solo era perfettamente integra e nuova di zecca… ma era anche la Tz7! E cioè la ben più cara sorella maggiore, che, in più, fa anche i filmati in hd come avete avuto modo di apprezzare qualche giorno fa.

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Purtroppo si può zoomare quanto si vuole ma se si è abbastanza baccalà da non portarsi dietro l’oggetto quando serve, la tecnologia nulla può. E quindi quando la settimana scorsa sono andato a sentire Jorge Cham fare la sua presentazione su “The Power of Procrastination”, in un’aula gremita di gente, tutto ciò che sono riuscito a portarmi a casa sono: numero una foto sul cellulare (ivi intrappolata causa mancanza di collegamento Bluetooth) e il quarto volume di PhdComics debitamente autografato:

PhD Comics

Stavo per aggiungere che mi sono portato a casa anche un’ora di continue risate e divertimento, ma chi voglio prendere in giro? Se non c’è la foto non è successo.

Nuovi vicini

martedì 27 ottobre 2009

Senza se

domenica 27 settembre 2009

Quando un gatto nero mi attraversa la strada, penso: “che bello!”. Quando c’è una scala appoggiata al muro faccio attenzione a non prendermi una secchiata di vernice in testa. Se mi si rompe uno specchio può partire un’imprecazione, ma è una reazione non limitata agli specchi. Se mi assegnano il posto 13 o 17, tutt’al più faccio caso al fatto che sono numeri primi. Infine, quando passa un corteo funebre, penso che alla gente in lutto non faccia piacere vedere i passanti che si agguantano i testicoli — e poi mi viene in mente l’aneddoto in cui l’autista del carro funebre dice “tanto vi porto anche con le palle spellate!

Ciò detto,  devo ammettere che negli ultimi anni sto via via estremizzando la pur sana abitudine a non dire gatto se non ce l’hai nel sacco, fino a sconfinare nell’irrazionalità più pura. Ormai ogni pensiero riguardante il futuro mi si origina nella testa preceduto da una lunghissima sequenza di periodi ipotetici: se tutto va bene, e se qui, e se là… Una forma patologica di scaramanzia.

Per questo, è con immenso piacere che posso finalmente annunciare in via ufficiale — per quei pochi che non ne hanno avuto conferma — che io ed Elisa passeremo il prossimo anno a Londra (e daje), senza nessun “se” davanti. E che cavolo.

Il ritardo con cui lo scrivo è dovuto a una settimana estenuante passata interamente alla ricerca dell’alloggio, impresa di cui darò conto a parte. Domani un po’ di scartoffie e poi finalmente avremo la casa nuova…

(Se tutto va bene, of course.)

L’estatesi sta finendo

martedì 1 settembre 2009

E così, per la terza volta nella mia vita ho barattato un’estate con la stesura di un documento che nessuno leggerà mai. Mi consola il fatto che, comunque vada, sarà stata l’ultima.

A questo giro confesso che più che la costante patina di sudore o le punture di zanzare, sono state le angoscianti incertezze sul futuro prossimo a tenermi — e tenerci — svegli durante le notti agostane.

Inoltre quest’anno la nostra idea di fine settimana romantico è degenerata nel chiuderci in un test-center di Firenze a fare esami di inglese di cinque ore consecutive e a cavallo dei pasti. Per le coppiette in ascolto: ve lo sconsigliamo, si può fare di meglio.

Ma c’è una cosa che, da sola, ha risollevato le sorti di questa infausta stagione, e che resterà memorabile e indelebile negli anni a venire: la gara dei tubby.

Fra l’altro, ora che ci penso, buttarsi per una discesa di plastica bagnata su di un gommoncino dotato di maniglie è la cosa più vicina ad uno sport estremo che abbia mai praticato finora.

Un sentito grazie a Cristina e Tokai che hanno reso possibile questo grande scialamento, e l’hanno fotografato pure. A buon rendere!