Post con tag ‘misteri’

Flat tales / 2

lunedì 12 ottobre 2009

Una delle persone che risponde seriamente al nostro annuncio è un tipo che ci scrive in italiano, pur avendo un nome inglese. Al telefono ci fa una buona impressione, per cui alla fine decidiamo di andare a vedere la sua casa nonostante si trovi un po’ fuori mano.

Avevo visto da Google Maps (sempre sia lodato) che la casa era dietro un enorme supermercato. Effettivamente appena usciamo dalla metro, vediamo questo mastodontico Tesco che sovrasta un intero isolato — grande, per capirsi, grossomodo quanto un’Ipercoop.

“Bene”, ci diciamo, “fare la spesa non sarà un problema”. Understatement of the year, ma andiamo con ordine.

Le indicazioni che abbiamo ci portano a fare il giro dell’isolato, percorrendo vie residenziali abbastanza gradevoli. Proprio all’ultimo però dobbiamo svoltare in un vicolo, e qui l’impressione peggiora subito: infatti, oltre a due/tre case, si affaccia imponente il retro del supermercato di cui prima, con masserizie varie di fornitori lasciate in giro. Ciliegina sulla torta una signora ubriaca, seduta in un angolo, che si guarda i piedi ondeggiando la testa e che ogni tanto è preda di qualche conato di vomito.

Ci giriamo verso le case senza trovare però il numero civico che cercavamo. Spaesati, telefoniamo al tipo, che ci dice: “Ah eccovi, vi vedo dalla finestra”. Ci guardiamo attorno più e più volte finché, voltandoci, non lo individuiamo in alto, proprio sull’edificio che sembrava il retro del supermercato. “Bussate che vi apro la porta”, ci dice. Ci incamminiamo assai perplessi. Suoniamo il campanello di quella che era evidentemente una uscita di servizio. Entriamo e ci troviamo di fronte un paio di ascensori, enormi e non troppo puliti: anche questi chiaramente in uso al supermercato.

Mentre l’ascensore sale ci guardiamo con occhi sbarrati. Dove siamo finiti? Ma l’ascensore arriva e — sorpresa! — ci lascia inaspettatamente all’aperto, in un ridente vicinato, tutto verdeggiante, con tanto di stradina principale con ai lati villettine a due piani molto curate e “cosy”, come dicono da queste parti. A questo punto siamo molto confusi. Il tipo sbuca fuori da una di queste case e ci invita ad entrare; ci mostra casa sua che è molto carina, grande, addirittura ha un terrazzino e anche una vista mozzafiato. È la casa in cui vive, ma si sta trasferendo da un’altra parte col compagno (italiano, da cui la sua scioltezza con l’idioma).

Ma sì, insomma, la casa di per sé sarebbe anche carina, potrebbe andare, ma… non so se avete capito… la casa si trova esattamente sopra il supermercato! Per meglio dire c’è il supermercato al piano terra, poi dopo ci sono un paio di piani di parcheggio, e infine c’è questo simpatico quartierino. Tant’è che per uscire passiamo attraverso il parcheggio e prendiamo un altro ascensore che ci lascia direttamente dentro al supermercato stesso…

Che dire, questa esperienza mi ha lasciato abbastanza senza parole. Non sono sicuro di essere riuscito a rendere l’assurdità del luogo. In realtà l’idea di prendere il tetto di un casermone e costruirci sopra delle cae di per sé non sarebbe neanche male — ma avrebbero dovuto quantomeno curare di più le vie di accesso.

(continua)

De Conviventia /2 – Girl powers

venerdì 5 dicembre 2008

Ecco un’altra cosa che non mi aspettavo dalla convivenza: dover assistere ad un continuo sfoggio di superpoteri femminili.

Lasciamo stare il superudito e il superodorato, o cose come riuscire a farsi la doccia senza bagnare nulla: queste dopo un po’ non stupiscono più. È quando invece si sconfina nel paranormale che si resta davvero perplessi.

Ad esempio, fate conto di assistere alla seguente scena.

Lui, curvo sul suo computer, sta navigando su Internet bel bello. Come al solito, tiene una buona ventina di tab aperti su Firefox.

Lei, leggiadra come una farfalla, svolazzando di passaggio, con melliflua noncuranza si appoggia sulla spalla di lui. Poi, dopo una breve pausa ad effetto, di punto in bianco indica, con fare curioso e divertito, un ben preciso tab, contestualmente proferendo la domanda più temuta da tutti gli uomini — le parole che più di ogni altre sono presagio di un tetro destino:

“Chi è quella?”

Nonostante il tono garrulo di lei, è pertanto con mano tremante che lui comincia a muovere il cursore del mouse dirigendolo verso il misterioso tab — il quale tab, schiacciato fra i suoi numerosi fratelli, solo poche lettere del suo titolo lascia intravedere, e nulla del suo contenuto lascia ad intendere, se non che si tratta di una pagina di Facebook.

Anche se le decine di pixel da percorrere sembrano centinaia di chilometri, alla fine il click atterra sul fatale tab… svelando, fra i tanti profili aperti al momento, l’unico femminile.

Se non è magia questa…

L’autostima al tempo dei self comics

domenica 16 novembre 2008

Una delle cose che mi sono piaciute di più in questa Lucca Comics 2008 è stata l’area self comics. Sono quasi commosso dalla quantità di persone che si dedicano, con grande passione, a questa forma espressiva poco riconosciuta e nella quale, fra l’altro, circolano relativamente pochi soldi.

È evidente poi che ci stiamo allontanando sempre di più dalle mura strette del fumetto di genere, in un’esplosione di stili e di tematiche sempre più vari.

Ecco i sentimenti spontaneamente suscitatisi in reazione a ciò:

Il dubbio

Spigolature nuziali

venerdì 12 settembre 2008

Un tempo, al termine di sei ore abbondanti di pranzo di matrimonio, ero capace di avere ancora fame. Oggi, invece, arrivare in fondo è un traguardo che riesco a raggiungere soltanto con una buona dose di pianificazione: moderarsi con gli antipasti, non fare il bis, resistere alla tentazione di bere litri d’acqua. Il tutto mentre lotto faticosamente contro l’abbiocco.

Quand’è che il mio metabolismo è invecchiato di botto di cinquant’anni?

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Ai matrimoni scopro sempre con un misto di stupore e piacere che il clacson della mia macchina funziona ancora.

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È noto che i matrimoni sono, secondo l’usanza, una delle occasioni in cui ci si veste più eleganti. Ma a beneficio di chi?

Me lo chiedo perché spesso, dopo la cerimonia, nonostante la prospettiva di passare ancora diverse ore in compagnia delle stesse persone, se non di più, si assiste ad un improvviso sbracamento generale: le donne si tolgono le scarpe coi tacchi alti e cominciano ad andare in giro scalze o con delle specie di pianelle che si sono portate dietro; gli uomini si tolgono giacche, si allentano cravatte, si arrotolano le maniche di camicia.

Eppure, a ben pensare, non siamo gli stessi di prima? Perché cercare di fare colpo sugli altri solo per un’ora? Forse col tempo abbiamo semplicemente introiettato il fatto che la prima impressione è quella che conta.

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A quanto sento raccontare ultimamente, gli “amici” degli sposi si sentono in dovere di preparare dei simpaticissimi scherzi ai neo-coniugi. Fra i più gettonati abbiamo: riempire la casa di bicchieri pieni, di acqua o anche, ho sentito, di sugo di pomodoro; riempire le stanze di palloncini, possibilmente ripieni di coriandoli; sporcare tutti i piatti del servizio nuovo con la marmellata; nascondere ovunque sveglie impostate a diverse ore della notte; sabotare l’automobile.

La natura sicuramente condivisibile di questi sforzi, peraltro anche piuttosto impegnativi da mettere in atto, me ne suggerisce di nuovi, di sicuro effetto: sfondare vetri e finestre con sassi e altri oggetti contundenti; schizzare di inchiostro le tende; intasare il cesso; cagare e pisciare su letti e divani. Risate assicurate.

La doccia che non ti aspetti

sabato 26 luglio 2008

Quando ho visto che nel bagno al piano terra dell’edificio di Ingegneria c’era una doccia, me la stavo quasi ridendo. È uno di quei bagni accessibili anche ai portatori di handicap, (giustamente) richiesti per legge. L’aggiunta della doccia mi era parsa un’alzata d’ingegno di qualche architetto, giusto per riempire lo spazio restante e non farsi mancare nulla.

La risata mi si è smorzata in gola la volta successiva, quando, entrando, sciaff! mi sono accorto che il bagno era mezzo allagato, nonché saturo di quell’odore tipico della doccia fatta in palestra: non so se avete presente.

Insomma sì, esiste gente che si fa la doccia nell’atrio di Ingegneria.

Ehm...

L’unica spiegazione che mi riesco a dare è che nel “campus” della UCL ci sono anche palestre, piscine e via dicendo; in perfetto stile anglosassone non manca chi, invece della pausa pranzo, si fa una nuotata o una partita a squash. E poi si fa la doccia in ufficio.