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Il barista in canottiera

venerdì 5 febbraio 2010

Qualche giorno fa, uscito dal lavoro, mi sono incontrato con un amico che, velocemente di passaggio da Londra, voleva farsi una giratina in zona centrale. Visto l’orario e il contesto, ci è parsa d’uopo la puntata al pub.

“In che pub andiamo?”

“Boh, qui a Soho ce ne sono tanti… scegliamone uno a caso” rispondo io con nonchalance.

Per l’appunto ne scegliamo uno a caso, in cui non ero mai stato; entriamo, e ci mettiamo in fila al bancone.

“Ma questo barista… in canottiera…” fa lui dopo un po’, perplesso.

“Eh sì, da queste parti hanno sempre caldo”, rispondo io, distrattamente. Poi mi giro verso il bancone e lo vedo, il barista: fisico palestrato, aveva una specie di maglietta completamente aperta sui fianchi, leggermente ambigua. Vedo anche l’altro barista: un ragazzo al contrario longilineo, quasi efebico, anche lui non certo il solito oste da pub.

Mi giro lentamente intorno e… sì, tutti uomini. Di mezza età per giunta.

“Beh”, sentenzio, birra in mano: “anche questa è una tipica esperienza londinese.”

La fonte di ispirazione

martedì 22 settembre 2009

— Ciao J., da quanto tempo! Ma ti sei tagliato i capelli!
— Eh sì… ormai erano diventati troppo lunghi, mi arrivavano fino alla cintura…
— Ora ce li hai come me, ti sono stato di ispirazione!
— Sì sì, tu sei sempre stato di grande ispirazione per me, anche quando ero adolescente e neanche ti conoscevo… e già portavo i capelli così.

Sarcasmo inglese 1, _dave_ 0.

Il volantino dei sogni

domenica 15 marzo 2009

Estratto dall’arringa difensiva nel processo Contea di Pisa contro immigrato senese:

Rubare, certo, un reato disdicevole… ma possiamo poi dire che sottrarre un volantino dalla cassetta della pubblicità di un condominio sia davvero rubare? Si tratta di un oggetto gratis e per giunta destinato a sicuro cestinamento. Vi chiedo allora: è più grave questo furto, o la sciatteria con cui l’addetto al volantinaggio svolge il suo lavoro, mancando ogni mese di imbucare il volantino proprio alla porta dell’imputato?

E poi, Vostro Onore… è forse reato alla fine di una lunga giornata voler tornare a casa, buttarsi sul divano, e quivi fantasticare su un mondo ideale? Un mondo, cioè, in cui il mio assistito sia in possesso di stampante laser a colori, monitor a 42” e Guitar Hero World Tour?

È questo che volete, condannare un sogno?

L’imputato fu poi ritenuto colpevole e condannato a cinque mesi di pioggia.

L’esito del corso di spagnolo

martedì 3 marzo 2009

Osserviamo come si comporta il nostro soggetto, che chiameremo X per motivi di privacy, al momento di mettere in pratica quanto imparato al corso di lingua spagnola seguito negli ultimi tempi.

In treno, un turista si avvicina chiedendo:

¿Hablas español?

X risponde:

Un poquito.

Notare già qui la grande proprietà di linguaggio, la ricercatezza lessicale che, con fare ammiccante, mette subito a proprio agio l’interlocutore facendogli quasi intendere di essere fra compaesani.

Il turista chiede:

¿Cuanto tiempo para Florencia?

X risponde:

Una hora.

Notare la finezza con cui X, lungi dal rispondere il maccheronico “unas oras” con cui si sarebbe illuso di farsi bello fino all’anno prima, arriva ad aggiungere ben una lettera in più rispetto all’equivalente risposta italiana. Vorrebbe tanto poter far mostra anche dell’acca ma, ahinoi, essa è muta nell’idioma iberico.

Convintosi dunque, senza ombra di dubbio, di trovarsi di fronte ad un poliglotta, il fortunato turista risponde:

Thank you.

E via Pietrasantiando

domenica 15 febbraio 2009

Questa settimana avevo una riunione a Pietrasanta, ridente cittadina che mi ispira una immotivata simpatia per il solo fatto di aver abitato per tanti anni in via Pietrasantina.

Quando è stato il momento di tornare, alla stazione ho trovato una gradita sorpresa: sul monitor, il treno per Pisa Centrale era annunciato prima dell’orario che mi pareva di ricordare. Quando arriva (in ritardo, ça va sans dire), me ne salgo quindi sul mio bel treno, fresco come un quarto di pollo, e mi metto a leggere.

Dopo una decina di minuti abbondanti, trascorsi nella più beata ignoranza, non è l’intelletto ad avanzare qualche dubbio, bensì proprio una sensazione viscerale, fisica.

“Mah,” dice il mio corpo, “sai che? A me pare che stiamo andando verso Nord…”

“E dai, basta con questa continua insicurezza,” risponde paternalista il raziocinio, “a sentir te, non chiudo mai la macchina e lascio il gas aperto ogni volta che esco di casa. Anche se… ora che mi ci fai pensare…” e qui la risatina di sufficienza si fa nervosa, “abbiamo preso il treno nella stessa direzione dell’andata!”

Al che, come se la cosa non mi riguardasse, chiedo al signore seduto di fronte a me:

“Mi scusi, buon uomo, dov’è diretto questo treno?”

“… A Spezia…”

“Curioso. Devo pertanto constatare con rammarico di aver sbagliato treno, porca maiala!”

Ora io dico: tu, corpo, se lo sapevi, perché non hai parlato prima? E tu, Trenitala, sui tuoi monitor, cosa cazzo mi dai tutta questa importanza ai treni in arrivo? Chi se ne frega?!