Post con tag ‘scenette’

Florilegio di scene surreali

giovedì 22 aprile 2010

Metro. Tutti i posti occupati. Ad un certo punto di fronte a me se ne libera uno. Una ragazza, puntandolo, si incammina decisa ma tranquilla. Percorre l’intero corridoietto facendosi spazio, leggiadra, nella selva di gambe accavallate e di giornali squadernati.

Comincia a voltarsi e a piegare le ginocchia per adagiarsi sull’invitante sedile — quando ecco comparire da non si sa dove, lesto come un razzo, un businessman orientale che, con mossa felina, va ad infilarsi nell’intercapedine rimasta fra il culo della ragazza e il posto vacante, simulando per giunta il subitaneo sopraggiungere del sonno.

La tipa resta per un po’ a mezz’aria prima di riprendersi, raddrizzarsi e allontanarsi, più basita che arrabbiata — lasciando l’opportunista incravattato a fingere di dormire beato.

◊ ♦ ◊

Covent Garden. Terra di artisti di strada. Qui trovi il saltimbanco, lì il pagliaccio, là il quartetto di musica da camera riletto in chiave pop, più giù l’immancabile tipo che suona la sega.

Ad un certo punto s’ode, dapprima lontana, una melodia già sentita. Anche le parole, a dire il vero, non son nuove. La mente riconosce, dopo un attimo di confusione, l’idioma natio. All’improvviso ci rendiamo conto che un busker sta in effetti cantando Certe Notti di Ligabue.

È un attimo, poi subito un boato si leva da ogni dove: sono gli italiani che, rivelando la loro presenza in massiccia maggioranza, si uniscono al coro dell’inno generazionale del rocker di Correggio.

◊ ♦ ◊

Chinatown. Vai e vieni di gente. Un uomo trasandato — barba incolta, braccia tatuate, sigaretta pendula dal labbro — si trascina dietro, di malavoglia, un carretto basso coperto da un panno. Lo sbatacchia qua e là imprecando fra i denti. Giunto al limite del marciapiede, il patatrac: il carrello si rovescia in men che non si dica spargendo a terra degli enormi granchi vivi.

Senza aumentare il ritmo o il volume delle imprecazioni, il tizio li raccoglie, li rimette nel carrello e li porta via, lasciando negli astanti un forte senso di spaesamento.

Il barista in canottiera

venerdì 5 febbraio 2010

Qualche giorno fa, uscito dal lavoro, mi sono incontrato con un amico che, velocemente di passaggio da Londra, voleva farsi una giratina in zona centrale. Visto l’orario e il contesto, ci è parsa d’uopo la puntata al pub.

“In che pub andiamo?”

“Boh, qui a Soho ce ne sono tanti… scegliamone uno a caso” rispondo io con nonchalance.

Per l’appunto ne scegliamo uno a caso, in cui non ero mai stato; entriamo, e ci mettiamo in fila al bancone.

“Ma questo barista… in canottiera…” fa lui dopo un po’, perplesso.

“Eh sì, da queste parti hanno sempre caldo”, rispondo io, distrattamente. Poi mi giro verso il bancone e lo vedo, il barista: fisico palestrato, aveva una specie di maglietta completamente aperta sui fianchi, leggermente ambigua. Vedo anche l’altro barista: un ragazzo al contrario longilineo, quasi efebico, anche lui non certo il solito oste da pub.

Mi giro lentamente intorno e… sì, tutti uomini. Di mezza età per giunta.

“Beh”, sentenzio, birra in mano: “anche questa è una tipica esperienza londinese.”

La fonte di ispirazione

martedì 22 settembre 2009

— Ciao J., da quanto tempo! Ma ti sei tagliato i capelli!
— Eh sì… ormai erano diventati troppo lunghi, mi arrivavano fino alla cintura…
— Ora ce li hai come me, ti sono stato di ispirazione!
— Sì sì, tu sei sempre stato di grande ispirazione per me, anche quando ero adolescente e neanche ti conoscevo… e già portavo i capelli così.

Sarcasmo inglese 1, _dave_ 0.

Il volantino dei sogni

domenica 15 marzo 2009

Estratto dall’arringa difensiva nel processo Contea di Pisa contro immigrato senese:

Rubare, certo, un reato disdicevole… ma possiamo poi dire che sottrarre un volantino dalla cassetta della pubblicità di un condominio sia davvero rubare? Si tratta di un oggetto gratis e per giunta destinato a sicuro cestinamento. Vi chiedo allora: è più grave questo furto, o la sciatteria con cui l’addetto al volantinaggio svolge il suo lavoro, mancando ogni mese di imbucare il volantino proprio alla porta dell’imputato?

E poi, Vostro Onore… è forse reato alla fine di una lunga giornata voler tornare a casa, buttarsi sul divano, e quivi fantasticare su un mondo ideale? Un mondo, cioè, in cui il mio assistito sia in possesso di stampante laser a colori, monitor a 42” e Guitar Hero World Tour?

È questo che volete, condannare un sogno?

L’imputato fu poi ritenuto colpevole e condannato a cinque mesi di pioggia.

L’esito del corso di spagnolo

martedì 3 marzo 2009

Osserviamo come si comporta il nostro soggetto, che chiameremo X per motivi di privacy, al momento di mettere in pratica quanto imparato al corso di lingua spagnola seguito negli ultimi tempi.

In treno, un turista si avvicina chiedendo:

¿Hablas español?

X risponde:

Un poquito.

Notare già qui la grande proprietà di linguaggio, la ricercatezza lessicale che, con fare ammiccante, mette subito a proprio agio l’interlocutore facendogli quasi intendere di essere fra compaesani.

Il turista chiede:

¿Cuanto tiempo para Florencia?

X risponde:

Una hora.

Notare la finezza con cui X, lungi dal rispondere il maccheronico “unas oras” con cui si sarebbe illuso di farsi bello fino all’anno prima, arriva ad aggiungere ben una lettera in più rispetto all’equivalente risposta italiana. Vorrebbe tanto poter far mostra anche dell’acca ma, ahinoi, essa è muta nell’idioma iberico.

Convintosi dunque, senza ombra di dubbio, di trovarsi di fronte ad un poliglotta, il fortunato turista risponde:

Thank you.