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E via Pietrasantiando

domenica 15 febbraio 2009

Questa settimana avevo una riunione a Pietrasanta, ridente cittadina che mi ispira una immotivata simpatia per il solo fatto di aver abitato per tanti anni in via Pietrasantina.

Quando è stato il momento di tornare, alla stazione ho trovato una gradita sorpresa: sul monitor, il treno per Pisa Centrale era annunciato prima dell’orario che mi pareva di ricordare. Quando arriva (in ritardo, ça va sans dire), me ne salgo quindi sul mio bel treno, fresco come un quarto di pollo, e mi metto a leggere.

Dopo una decina di minuti abbondanti, trascorsi nella più beata ignoranza, non è l’intelletto ad avanzare qualche dubbio, bensì proprio una sensazione viscerale, fisica.

“Mah,” dice il mio corpo, “sai che? A me pare che stiamo andando verso Nord…”

“E dai, basta con questa continua insicurezza,” risponde paternalista il raziocinio, “a sentir te, non chiudo mai la macchina e lascio il gas aperto ogni volta che esco di casa. Anche se… ora che mi ci fai pensare…” e qui la risatina di sufficienza si fa nervosa, “abbiamo preso il treno nella stessa direzione dell’andata!”

Al che, come se la cosa non mi riguardasse, chiedo al signore seduto di fronte a me:

“Mi scusi, buon uomo, dov’è diretto questo treno?”

“… A Spezia…”

“Curioso. Devo pertanto constatare con rammarico di aver sbagliato treno, porca maiala!”

Ora io dico: tu, corpo, se lo sapevi, perché non hai parlato prima? E tu, Trenitala, sui tuoi monitor, cosa cazzo mi dai tutta questa importanza ai treni in arrivo? Chi se ne frega?!

Un treno chiamato scaracchio

domenica 8 febbraio 2009

Qualche giorno fa, mentre aspettavo il treno, arriva un gruppo di ragazzetti sbraitanti, tre maschi e tre femmine. Messi uno sopra l’altro potevano raggiungere, to’, i tre metri, tre metri e mezzo, però facevano più casino di uno zoo. E qui già mi ero messo storto. Quando arriva il treno, i tre maschi salgono, e dal finestrino salutano le loro amiche.

Sputando.

In altri frangenti mi sarebbe partita nella testa la voce di Piero Angela, a spiegarmi come il giovane maschio della specie homo — scusate ma non me la sento di aggiungerci sapiens — cerchi di ottenere l’attenzione della femmina con comportamenti che in altre specie comporterebbero, e non a torto, l’estinzione immediata.

Invece, visto che quelli continuavano a sputare e il treno stava per partire, mi sono preoccupato di cosa avrei dovuto fare se malauguratamente quelli, passando dal corteggiamento al vandalismo, avessero sputato verso di me. Poiché estrarli dal finestrino tirandoli per i capelli e scaraventandoli sotto il primo treno in transito mi sembrava una soluzione eccessivamente violenta nonché carente di stile, l’unica soluzione che restava era la sputazza preventiva, cioè che fossi io a sputare al loro indirizzo prima che lo potessero fare loro.

Alla fine non ce n’è stato bisogno.

De Conviventia /2 – Girl powers

venerdì 5 dicembre 2008

Ecco un’altra cosa che non mi aspettavo dalla convivenza: dover assistere ad un continuo sfoggio di superpoteri femminili.

Lasciamo stare il superudito e il superodorato, o cose come riuscire a farsi la doccia senza bagnare nulla: queste dopo un po’ non stupiscono più. È quando invece si sconfina nel paranormale che si resta davvero perplessi.

Ad esempio, fate conto di assistere alla seguente scena.

Lui, curvo sul suo computer, sta navigando su Internet bel bello. Come al solito, tiene una buona ventina di tab aperti su Firefox.

Lei, leggiadra come una farfalla, svolazzando di passaggio, con melliflua noncuranza si appoggia sulla spalla di lui. Poi, dopo una breve pausa ad effetto, di punto in bianco indica, con fare curioso e divertito, un ben preciso tab, contestualmente proferendo la domanda più temuta da tutti gli uomini — le parole che più di ogni altre sono presagio di un tetro destino:

“Chi è quella?”

Nonostante il tono garrulo di lei, è pertanto con mano tremante che lui comincia a muovere il cursore del mouse dirigendolo verso il misterioso tab — il quale tab, schiacciato fra i suoi numerosi fratelli, solo poche lettere del suo titolo lascia intravedere, e nulla del suo contenuto lascia ad intendere, se non che si tratta di una pagina di Facebook.

Anche se le decine di pixel da percorrere sembrano centinaia di chilometri, alla fine il click atterra sul fatale tab… svelando, fra i tanti profili aperti al momento, l’unico femminile.

Se non è magia questa…

Cose fastidiose / 1

venerdì 10 ottobre 2008

Dico io, ci vorrebbe tanto a mettere un sistema di chiusura rallentata per i cassonetti dell’immondizia?

Quel piacevole sbuffo di decomposizione

Almeno su quelli per la raccolta dell’organico… suvvia!

Take it easy

giovedì 10 luglio 2008

Visita al castello di Windsor, usciamo tardi e affamati, piove a dirotto. Sì, febbraio era meglio di luglio, da questo punto di vista — ma lasciamo perdere.

Nel paesino, turistico ma carino, troviamo questo simpatico posto che sfida le mie precarie conoscenze di statica.

Crooked House

Tuttavia decidiamo di non sfidare la mia precaria fiducia nella statica e, percorrendo quella che si dichiara fieramente “la strada più corta del Regno Unito”, ci infiliamo in un altrettanto simpatico pub.

Si mangia, si beve, si ride. Ad un certo punto la pioggia aumenta e all’improvviso sento uno scroscio alle mie spalle. Pensavo che fosse una diligente grondaia nell’atto di indirizzare un fiotto d’acqua torrenziale in strada. Invece era sì un fiotto, però dentro il locale, fra l’altro infiltrato dal piano di sopra.

Mi precipito ad avvertire i rubicondi baristi che, divertìti, mi degnano a malapena di una risata. Uno, per curiosità, si affaccia dal bancone per vedere la cosa, gustandosela con un bel sorrisone goduto.

Nel frattempo il fiotto irrora violentemente il sedile di pelle, il tavolo, la moquette. Schizzi dappertutto. Un gruppo di avventori seduti in quel preciso punto se ne era andato per caso pochi minuti prima.

Da una parte questo atteggiamento rilassato nei confronti della mala sorte e del danno materiale lo condivido, la vita è breve e non vale la pena farsi venire il sangue acido per così poco. Però ecco, se poi il pub comincia a pendere di trenta gradi verso la strada, io non ci torno, tutto qui!