Post con tag ‘trasporti’

Cronache dal nuovo mondo

lunedì 11 gennaio 2010

E quindi, ridendo e scherzando, ho già passato una settimana al mio nuovo lavoro.

Che dire? In ordine sparso: sono finito in un covo di supergeek, mi hanno dato una scrivania bella larga con due monitor e una sedia come il dio dell’ergonomia comanda, usiamo Linux, le comunicazioni avvengono tramite newsgroup interni stile Usenet, siamo al confine fra Chinatown e Soho (la zona dei teatri o il quartiere a luci rosse, come preferite voi), il pranzo settimanale del dipartimento si tiene da un giapponese, c’è una cucina piena di materiale per farsi cereali e toast vari tutto il giorno, passando per i corridoi brillano nel buio immagini in lavorazione di film che vedranno le sale fra svariati mesi.

Mi rendo conto che per alcuni questo scenario potrebbe sembrare da incubo, ma per me… cosa volere di più?? La settimana si è addirittura conclusa con la serata beer & pizza che, a quanto pare, si tiene ogni primo venerdì del mese. La gente poi è tutta abbastanza giovane, in fondo l’azienda ha meno di dieci anni anche se conta già più di 700 dipendenti

Poi sicuramente verranno i momenti più duri e, si sa, non saranno tutte rose e fiori — questo l’ho già messo in conto. Ma per il momento ho deciso di godermi questa piccola luna di miele.

Unica nota dolente della settimana: i trasporti. Eh sì, finita la vita dell’uomo privo di orari, ho assaggiato il dramma della metro nell’ora di punta: vedersi passare davanti treni su treni tutti pieni zeppi e alla fine riuscire a entrare in uno solo spalmandosi a mo’ di sottiletta sulla massa umana già presente. La mia segreta speranza è che questa follia fosse esacerbata dalla neve — alle prossime settimane l’ardua sentenza.

The blur

mercoledì 24 giugno 2009

Il paradosso dei blog è che a volte rischiano di restare muti proprio nei momenti più concitati. Ad esempio nelle ultime due settimane ne ho passate di cotte e di crude.

Per cominciare sono stato al mare con alcuni ex-compagni delle superiori per celebrare i dieci anni dall’esame di maturità. Dieci: vi risparmio le solite lagne sui trenta alle porte e il tempo che passa. In compenso, grazie al fatto di essermi perso nonostante una delle strade più facili che la cartografia abbia mai concepito, ho varato l’acquisto di un navigatore satellitare — acquisto che richiederà mesi e mesi di studio, ma quella è un’altra storia.

In secondo luogo, per gli stessi motivi che mi portano a guidare gru nei porti di mezza Italia, sono finito a presidiare uno stand presso una fiera di tecnologie nautiche, fra venditori di luci da interni per yacht e espositori di macchine pulisci-cozze. Queste ultime purtroppo risultano eccessivamente ingombranti per cui temo che dovrò continuare a fare affidamento su quelle del supermercato.

In seguito, il caso ha voluto che mi ritrovassi a Milano proprio la sera in cui, con gara-4, la Mens Sana Basket o Montepaschi Siena che dir si voglia poteva aggiudicarsi il terzo scudetto consecutivo. Ma soprattutto il caso ha voluto che l’impeccabile Tokai, che in quanto ad ospitalità ha solo da insegnare, mi proponesse sua sponte di assistere al big match — o meglio big massacr, visto il risultato finale.

In tribuna, circondato da tifosi della Armani Jeans, mi sono sentito a tratti come Massimo Boldi in quei film a episodi in cui si ritrova fatalmente nella curva della Roma da milanista.

Tutto ciò però impallidisce di fronte alla agghiacciante scoperta che faccio al momento di estrarre la macchina foto per immortalare la storica serata. Quella che per qualche secondo sembra essere una foto sovraesposta, si rivela invece essere, così per ride, un lcd schiantato:

Non sei venuto malaccio in questa, via

nonché, come se non bastasse, un sinistro deja vu di dolorosi eventi da poco superati:

C'eravamo tanto amati

In soldoni, vi consiglio di evitare di farmi maneggiare oggetti dotati di monitor a cristalli liquidi fino ad almeno tutto il 2009.

E poi: a distanza di due giorni, a orari del tutto diversi e in una coppia di giorni piuttosto inusuali, mi sono trovato in treno a sedermi di fronte alla stessa identica persona. Se era un segno del destino, però, non era un segno del destino eterosessuale, perché trattavasi di maschio — riconosciuto fra l’altro grazie al colore dell’iPod. Nanocromatico.

Infine, se mi consentite di aggiungere il solito lamento su trasporti & servizi, ho potuto constatare senza mezzi termini quanto faccia schifo la stazione di Genova Porta Principe, sotto ogni possibile aspetto. E non sono uno che usa la parola “schifo” tanto facilmente, sicché rendetevi conto.

ps – Ovviamente in qualsiasi ristorante mi sia capitato di andare in questo periodo, sono sempre stato sovrastato da enormi televisori accesi e sparati a tutto volume…

The Silentiator

domenica 3 maggio 2009

Soggetto per un film horror. Nella speranza di vederlo realizzato prima possibile, cedo i diritti gratuitamente al primo produttore che me li chiede.

Siamo all’inizio di un lungo viaggio in treno. Una comitiva di otto persone composta in egual misura da adulti e bambini schiamazza rumorosamente, facendo largo uso di voci acute, risate, occasionali pianti e dispositivi elettronici.

Poco dopo la partenza il capotreno porge i suoi saluti ai passeggeri via interfono. Quando si raccomandanda di ridurre il volume della suoneria dei cellulari e di parlare a voce bassa, viene ricoperto da sberleffi e pernacchie dalla suddetta comitiva.

Qui il pubblico comincia a temere che qualcosa di brutto stia per succedere.

All’improvviso, infatti, si spengono le luci nella carrozza. Non si vede più nulla, ma si possono sentire, fra i lamenti sul servizio di Trenitalia e i vari “siamo in Italia” che si levano da più parti, dei sinistri passi zoppiccanti.

Tap, tap. Tap, tap. Tap, tap.

Tutti ammutoliscono. Tutti tranne la nostra comitiva, che continua a schiamazzare e a provare le suonerie dei cellulari, forti dei loro schermi retroilluminati.

I passi zoppicanti sono sempre più vicini… tap, tap… la tensione è alle stelle… tap, tap… chi sarà mai? Ma è..

il Silenziatore! Il Controllore Zombie Mutante che gira i treni obliterando la lingua di chi fa confusione!

Segue una scena estremamente splatter dove nessuno viene risparmiato, purtroppo neanche i bambini.

Il massacro viene temporaneamente interrotto al raggiungimento della prima stazione, dove il Silenziatore accende educatamente la luce e si fa urbanamente da parte per far scendere i passeggeri superstiti, in un continuo scambio di “Grazie”, “Mi scusi”, “Si figuri”, “Non c’è di che”.

Il film prosegue con varie scene del genere, dove il Silenziatore compare all’improvviso massacrando ora quello che salta la fila alle Poste, ora quello che getta la gomma a terra, ora quello che non si ferma sulle strisce — in generale insegnando le buone maniere di una volta finché la popolazione non si riduce di circa due terzi.

Nonostante l’atroce cruenza del film, se ne consiglia la visione anche ad un pubblico di minorenni, meglio se impressionabili.

E via Pietrasantiando

domenica 15 febbraio 2009

Questa settimana avevo una riunione a Pietrasanta, ridente cittadina che mi ispira una immotivata simpatia per il solo fatto di aver abitato per tanti anni in via Pietrasantina.

Quando è stato il momento di tornare, alla stazione ho trovato una gradita sorpresa: sul monitor, il treno per Pisa Centrale era annunciato prima dell’orario che mi pareva di ricordare. Quando arriva (in ritardo, ça va sans dire), me ne salgo quindi sul mio bel treno, fresco come un quarto di pollo, e mi metto a leggere.

Dopo una decina di minuti abbondanti, trascorsi nella più beata ignoranza, non è l’intelletto ad avanzare qualche dubbio, bensì proprio una sensazione viscerale, fisica.

“Mah,” dice il mio corpo, “sai che? A me pare che stiamo andando verso Nord…”

“E dai, basta con questa continua insicurezza,” risponde paternalista il raziocinio, “a sentir te, non chiudo mai la macchina e lascio il gas aperto ogni volta che esco di casa. Anche se… ora che mi ci fai pensare…” e qui la risatina di sufficienza si fa nervosa, “abbiamo preso il treno nella stessa direzione dell’andata!”

Al che, come se la cosa non mi riguardasse, chiedo al signore seduto di fronte a me:

“Mi scusi, buon uomo, dov’è diretto questo treno?”

“… A Spezia…”

“Curioso. Devo pertanto constatare con rammarico di aver sbagliato treno, porca maiala!”

Ora io dico: tu, corpo, se lo sapevi, perché non hai parlato prima? E tu, Trenitala, sui tuoi monitor, cosa cazzo mi dai tutta questa importanza ai treni in arrivo? Chi se ne frega?!

Un treno chiamato scaracchio

domenica 8 febbraio 2009

Qualche giorno fa, mentre aspettavo il treno, arriva un gruppo di ragazzetti sbraitanti, tre maschi e tre femmine. Messi uno sopra l’altro potevano raggiungere, to’, i tre metri, tre metri e mezzo, però facevano più casino di uno zoo. E qui già mi ero messo storto. Quando arriva il treno, i tre maschi salgono, e dal finestrino salutano le loro amiche.

Sputando.

In altri frangenti mi sarebbe partita nella testa la voce di Piero Angela, a spiegarmi come il giovane maschio della specie homo — scusate ma non me la sento di aggiungerci sapiens — cerchi di ottenere l’attenzione della femmina con comportamenti che in altre specie comporterebbero, e non a torto, l’estinzione immediata.

Invece, visto che quelli continuavano a sputare e il treno stava per partire, mi sono preoccupato di cosa avrei dovuto fare se malauguratamente quelli, passando dal corteggiamento al vandalismo, avessero sputato verso di me. Poiché estrarli dal finestrino tirandoli per i capelli e scaraventandoli sotto il primo treno in transito mi sembrava una soluzione eccessivamente violenta nonché carente di stile, l’unica soluzione che restava era la sputazza preventiva, cioè che fossi io a sputare al loro indirizzo prima che lo potessero fare loro.

Alla fine non ce n’è stato bisogno.